I Tupa Ruja, sono un fantastico duo composto dalla cantante e musicista Martina Lupi, specializzata in diverse tecniche vocali e dal polistrumentista Fabio Gagliardi. Li ho conosciuti qualche anno fa e siamo diventati amici. Spesso li coinvolgo nelle mie fanta progettazioni su Cervelli Ribelli e affini. Proprio in questi giorni eravamo a Palazzo Merulana per una formazione a operatori museali. Fabio e Martina suonavano i loro strumenti ancestrali e chi ascoltava era attraversato dalla musica. Volevo far provare alle persone presenti cosa significhi un’iper-stimolazione sensoriale. Il suono del didgeridoo in effetti provoca una scossa elettrica, piacevole perché inserita in un contesto che noi accettiamo e su cui siamo stati preventivamente informati. La persona neuro divergente spesso è colpita da un effetto simile senza capirne l’origine e questo può essere fortemente disturbante. Insomma lavoravamo sulle percezioni distorte in persone con cervelli fuori standard.
Alla fine della sessione ci siamo messi a chiacchierare e Fabio per sfida mi ha proposto di suonare il mio bastone da zoppo. Lo ha smontato e lo ha trasformato in un flauto. La cosa mi ha fatto divertire e sul momento lo trovavo un meraviglioso pretesto per inanellare sconcezze a doppio senso sul potere nascosto della mia terza gamba per chi avesse estro di provare a suonarla. Robe perugine che per fortuna quasi nessuno capisce.
Poi a distanza di giorni ho riflettuto sul fatto che Martina mi aveva detto che il marito riesce a suonare qualsiasi cosa, anche un tubo dello Scottex. In effetti l’ho visto veramente suonare oggetti dei più disparati, sempre però oggetti che avessero un significato rituale in culture sciamaniche e arcaiche. L’ho visto suonare conchiglie, unghie di capra, ossa e oggetti simili. Il fatto che anche un dozzinale bastone da vecchio che si compera su Amazon potesse nascondere al suo interno una potenziale armonia mi ha fatto tornare in mente le teorie di Marius Schneider, che fu uno dei miei autori di formazione del mio periodo scellerato.
In un libro di Shneider che ho nella mia libreria ho trovato questo. Lo presi in prestito 45 anni fa. Ci sto mettendo molto a leggerlo…
Marius Schneider fu il musicologo ed etno musicologo tedesco, tra gli studiosi più eccentrici e influenti nel collegare musica, simbolismo religioso, antropologia e arti figurative. È noto in Italia soprattutto per Pietre che cantano, il libro in cui interpreta tre chiostri romanici catalani come vere e proprie “partiture” scolpite. A seguito della sua intuizione provò a leggere il Medioevo come una sinfonia scritta su pietra. Nei capitelli romanici della Catalogna non vide soltanto bestiari, santi e mostri, ma una notazione figurata: pietre organizzate per evocare melodie gregoriane, architetture pensate come strumenti di memoria sonora. La sua ipotesi resta discussa sul piano filologico, ma conserva un’intatta forza immaginativa: suggerisce che un chiostro possa essere ascoltato con gli occhi.
Il libro prestato
Schneider non considerava la musica soltanto come un’arte dei suoni. Per lui era un codice originario attraverso il quale le culture tradizionali avevano pensato il mondo: il cosmo, gli animali, il corpo, la morte, il sacro, l’architettura e il mito.
La sua ipotesi più caratteristica è che, nelle civiltà antiche e tradizionali, immagini e figure non fossero soltanto decorative o narrative, ma potessero conservare una qualità sonora: animali, demoni, santi, strumenti e posture avrebbero avuto corrispondenze con intervalli, note, ritmi e formule musicali. Da qui l’idea di una vera e propria cosmologia sonora: il mondo come ordine ritmico e musicale, prima ancora che come sistema visivo o concettuale.
Il suo metodo era comparativo e molto audace: metteva in relazione l’Europa medievale con tradizioni indiane, africane e mediterranee, con l’etnomusicologia, la mitologia, la storia delle religioni e l’iconografia. Ha critto libri interessanti anche sulla Tarantella e la Danza delle Spade, che in realtà erano per lui percorsi di cura. Ha scritto sul rapporto musicale che è nascosto in ogni singolo animale, riscrivendo spartiti che facessero ascoltare il suono di animali mitologici raffigurati in antiche decorazioni e sculture. (E’ il libro raro che ancora sto leggendo e che presi in prestito 45 anni fa circa all’Università)
Ora so che anche i bastoni suonano. Mi servirà per alleviare la pena di girare azzoppato, in realtà non ho accanto un mesto presidio sanitario ma un potenziale flauto magico, che magari suona incessantemente e solo io non posso ascoltarlo. Tommy che mi segue sempre forse si.













