Torno a Perugia dopo anni che ne sono fuggito. Vado a cercare il luogo più magico della mia infanzia, il giardino del Frontone. Era il posto dove mi perdevo da bambino, tra le siepi di alloro e di mortella, in cui vedevo labirinti, fiori carnivori, statue che mi parlavano.
Era un percorso che mi trascinava verso una porta al culmine di un muraglione. Una porta sormontata da una chimera, o forse un grifo. Un uscio senza mura attorno, quasi un portale per uscire dal mondo, che si apriva verso il cielo. Per anni, fino all'adolescenza inoltrata, talvolta di notte mi sognavo in quel giardino che faticosamente attraversavo, fino a tuffarmi attraverso quella porta e volare via verso il monte Subasio, verso il panorama di Assisi lontana, verso tutto quello che potevo sognare a quell'età.
Ora dal cancello che mi apriva l'ingresso al labirinto, fino al portale per uscire dal mondo, c'è un muro di plastica e metallo dove proiettano film. La porta è circondata da una rete sostenuta da tubi Innocenti, non si può più attraversare perché è chiusa dalla baracca della biglietteria, non si vede più il Subasio e Assisi purché da anni nessuno più pota alberi e toglie piante parassite.
LA STORIA DEL FRONTONE
Il Giardino del Frontone nel 700
I Giardini del Frontone sono un’area verde storica di Perugia, situata nel quartiere di Borgo XX Giugno o Borgo Bello, adiacente alla Basilica di San Pietro. Il parco è costituito da quattro viali paralleli, che confluiscono in un anfiteatro, adornati da alberi secolari, simbolo dell’antichità e dell’importanza del luogo.
Da piazza d’arma a piazza d’amore
Probabilmente l’area era occupata da una necropoli etrusca, successivamente, intorno al XIV secolo, era centro di una delle più grandi passioni perugine, il gioco della sassaiola: un’attività ludica di battaglia tra cittadini con dei veri e propri sassi. Successivamente da piazza d’arma per le esercitazioni militari, sotto Braccio Fortebraccio, divenne piazza d’amore con Braccio Baglioni. Nel XV secolo i divertimenti cambiarono, i giochi bellicosi vennero sostituiti da nuovi passatempi, come la corsa al palio, i tornei e numerose feste.
Il paradiso dell’Arcadia
Dopo la morte del Magnifico Baglioni, l’area fu abbandonata. Solo con all’arrivo a Perugia dell’Accademia dell’Arcadia, agli inizi del Settecento, il luogo riprese vita: il movimento letterario che si opponeva al cattivo gusto barocco della letteratura italiana di quel periodo, creò la Colonia Arcadica Augusta e trasformò i giardini in un luogo di cultura.
Il parco cambiò la sua funzione, divenendo sede di iniziative culturali e letture poetiche estive, insieme al suo aspetto, rimasto lo stesso di oggi: i letterati sostituirono i gradoni di terra con gli attuali sedili di travertino, piantarono lecci secolari, siepi e costruirono un primo recinto murario.
Venne eretto l’Arco di travertino, disegnato da Baldassarre Orsini, collocandolo proprio al centro dell’Anfiteatro, realizzato dall’architetto Vincenzo Ciofi.
A metà Novecento, a completamento dell’opera, vennero aggiunte sei statue in pietra di muse, disegnate dalla scultrice ungherese Livia De Kuzmik, in rappresentanza delle arti: pittura, poesia, architettura, scultura, teatro, musica. (da Umbria Turism)












