La mediazione giornalistica televisiva oramai corre quasi sempre su nuovi imperativi categorici. Ne elenco alcuni:
1. Il “talk” che nessuno ama più ricordare che sia uno “show”, in cui una squadra di ospiti fissi e a reti unificate assomigliano a una squadra di calcio, a cui ognuno può attingere per la propria partita. Sulle maglie portano i numeri che indicano i punti di share che sono capaci a procurare. Sono selezionati in base alla loro capacità di generare rissa e rappresentare posizioni estreme.
“L’abbassate i microfoni” è la frase che ancora rappresenta pallidamente il grado di mediazione di chi dovrebbe condurre lo show. Una volta aizzati i figuranti/opinionisti vengono brutalmente ammutoliti così si accentua il livello di pathos-
“Il giornalista podista”. E colui che insegue un intervistato (lecitamente) disinteressato a rispondere, fino ad urlargli dietro quello che si allontana in macchina. “ma perché non mi vuole rispondere”, come se fosse un imperativo categorico rispondere a uno che ti aspetta sotto casa e ti tallona per strada con un microfono e una telecamera. Considerato che ogni cosa che dirai sarà montata e post prodotta senza che tu ne abbia controllo. Il fine è farti passare per uno che ha qualcosa da nascondere.
Che giornalismo vogliamo?
·Si parla ormai da anni di fake news e della crisi del giornalismo, meno attenzione si dà alla modalità di fare informazione in tv nei talk show con le discussioni interrotte dai microfoni "abbassati", da personaggi inseguiti e incalzati da giornalisti armati di microfono. Ne discutiamo con










