L’auto volante di Elon Musk fa un saltino dall’otto volante, si arrovella un attimo in aria, fa un salto mortale da far vomitare chi fosse alla guida, poi accende i fumogeni e atterra in un casino incredibile. Immaginiamola in mezzo al traffico e smettiamo di pensare che quello sarà il futuro.
Semplicemente si è cercato di millantare come un obiettivo raggiunto un topos ricorrente in tutto quello che, l’immaginario dell’ultimo secolo, ha descritto come futuro possibile. Da Metropolis a Blade Runner, non esiste rappresentazione del futuro che non preveda città verticali e auto volanti.
Abbiamo visto al cinema talmente tante automobili attraversare il cielo, che un’auto capace di staccarsi da terra ci sembra la prova che il domani sia finalmente arrivato. Anche quando il salto fra una dimostrazione spettacolare e un mezzo di trasporto utilizzabile resta enorme: la Roadster mostrata a McGregor ha compiuto brevi manovre aeree assistite da propulsori, non ha dimostrato di poter viaggiare stabilmente sopra il traffico.
Non a caso la presentazione del prototipo ha prodotto un meme. Dall’ Osservatorio Reputation Manager® riporto l’ Analisi aggiornata al 19 ottobre 2026 per cui Tesla Roadster, la conversazione raggiunge 61,5 milioni di interazioni. Nelle prime 24 ore erano già 7,9 milioni.
Dal 15 al 19 ottobre 1,5 milioni di risultati online, 61,5 milioni di interazioni. Il sentiment resta prevalentemente positivo: performance, tecnologia e spettacolarità continuano a dominare la conversazione. Nelle prime 24 ore il lancio aveva già generato 7,9 milioni di interazioni.
Perché è facile giocare sul mito metabolizzato
La coincidenza aiuta a rafforzare l’illusione : Metropolis, tradizionalmente collocato nel 2026, ci raggiunge proprio nell’anno in cui abitiamo. Ma leggerlo come un catalogo di invenzioni future sarebbe riduttivo. La sua intuizione più potente è la divisione verticale della società: sopra vive chi gode dei benefici del sistema, sotto lavora chi lo tiene acceso. La città meravigliosa e il suo inferno industriale non sono due realtà separate: la prima esiste grazie al secondo.
L’ auto che si alza sopra la strada offre la metafora perfetta di un incubo: chi può permettersela supera l’ingorgo, mentre gli altri ci restano intrappolati dentro. Non è una previsione sul mercato delle auto volanti. È la domanda politica che l’immagine rende inevitabile: il progresso risolve un problema comune oppure permette a qualcuno di sottrarsene?














