Non è più la cronaca diluita di un delitto. E’ piuttosto una serie televisiva con i ritmi e la scansione di una soap opera. Un tele romanzo d’appendice trasmesso a reti unificate per pubblico vetusto in un numero infinito di puntate.
Il racconto infinito a titolo “Garlasco” non tratta più di una reale vicenda delittuosa, ma si disfa e si rigenera in ogni puntata. Si nutre del proprio sbocconcellarsi, e ruminare il proprio bolo.
E’ sintomo dell’ultimo sussultare dell’antica televisione, già morta ed evocata da un medium, prima della definitiva inumazione dei suoi miseri resti nel flusso ininterrotto della rete. Avverrà quando il suo pubblico sarà naturalmente estinto, fino all’ultimo abbonato in prima fila.









