Tommaso Labranca è morto nell’estate del 2016. Aveva 54 anni. Infarto? Suicidio? I suoi amici hanno opinioni diverse. In ogni caso, non molti si sono accorti della sua morte, perché non molti sapevano chi fosse, al di fuori di una cerchia abbastanza ristretta di addetti ai lavori: scrittori, critici letterari, autori televisivi. Ma i pochi che lo conoscevano pensavano che fosse uno dei più importanti intellettuali della sua generazione, forse il più importante: e se si leggono o rileggono i suoi libri si capisce che avevano ragione.
Labranca non era figlio di intellettuali, come Muray, o di professionisti, come Houellebecq, ma di una coppia di immigrati pugliesi. Il padre faceva il gommista, la madre la casalinga, la nonna la portinaia. Non era ovvio che dovesse o potesse studiare. Dopo le medie lo hanno iscritto a un istituto professionale per odontotecnici, ma non ci è rimasto più di tre mesi. A gennaio, il preside ha convocato la madre per dirle che Tommaso non era tagliato per quella scuola: era bravo in Lettere e in Storia, mentre per le materie pratiche era negato. Gli hanno chiesto cosa volesse fare e lo hanno accontentato, anche se l’Oxford Institute era una scuola privata («Andava in centro, costava un sacco di soldi», mi ha detto la madre). Il padre, oltre a fare il gommista, si è messo a lavorare a una pompa di benzina; la madre ha trovato lavoro come baby-sitter. Nel corso della sua vita Labranca non ha veramente cambiato classe sociale. Ha sempre vissuto a Pantigliate, dove i suoi genitori si erano trasferiti negli anni Ottanta. Non è nemmeno diventato un intellettuale pubblico. C’è stato un momento verso la fine degli anni Novanta, quando ha lavorato ad Anima mia con Fabio Fazio, in cui questo sarebbe potuto accadere, ma non è accaduto. Labranca è stato un autore televisivo di primo piano solo per un breve periodo, e non è mai diventato uno scrittore famoso. I giornali a cui ha collaborato erano quasi tutti giornali di seconda fila. Negli ultimi dieci anni di vita si è arrabattato fra traduzioni, ghostwriting e collaborazioni pagate a pezzo.
Tratto da: CLAUDIO GIUNTA; LE ALTERNATIVE NON ESISTONO La vita e le opere di Tommaso Labranca IL MULINO
Oggi Claudio Giunta sarà ospite a Melog, ha anche curato l’antologia di scritti Labrancheschi DAL POP AL POPOLO, opere scelte di Tommaso Labranca, Mondadori
«Nei venti-venticinque anni di attività che la vita gli ha concesso, Labranca ha sprigionato una creatività che ha pochi paragoni. Suonava, disegnava, scattava fotografie, scriveva testi per la televisione e la radio, esplorava la multimedialità prima che la multimedialità fosse un concetto; e ovviamente sapeva scomporre e decifrare non solo gli oggetti prodotti dalle arti di massa ma anche le esperienze di massa. Mentre Eco aveva preso come casi di studio i fumetti e i romanzi d'avventura, Labranca osservava al microscopio i programmi televisivi popolari, le pubblicità delle reti locali e le canzoni pop, nonché soprattutto gli habitat e la mentalità degli utenti di questo infinito intrattenimento. In questo, non ha avuto e non ha rivali. Il migliore critico delle arti di massa dell'ultimo mezzo secolo in Italia è stato lui, non lo si sapeva perché lo leggevano in pochi. Questa antologia intende rendergli giustizia.»










