Nel 2010 non esistevano i podcast, tanto meno si parlava di un genere “crime”. A me capitò di leggere il primo libro di una giovane medico legale che si chiamava Cristina Cattaneo, raccontava il suo rapporto con i resti umani a cui lei dava un nome, una storia e anche giustizia quando poteva collaborare a rintracciare chi li avesse ridotti in quello stato.
Andai a trovarla a Milano al laboratorio di medicina legale dove lavorava. La trovai che stava analizzando al microscopio dei pezzetti d’ossa bruciacchiati, seppi poi che appartenevano a una prostituta straniera, sullo stesso tavolo era appoggiato il bicchiere del suo cappuccino.
Cristina aveva piccole mani robuste, non potei fare a meno mentre mi parlava di sentirmele dentro alla pancia. Ho letto della sua tecnica “del violinista” perfetta per lo sciornamento degli intestini. Con una mano si dipanano le anse e con l’ altra si taglia via la membrana che le tiene incollate. Non me la sentirei mai di vederla all’ opera, ma mi di immaginarla nel gesto dell’artista che trae melodie dai precordi umani facendoci scivolare il bisturi come fosse l’archetto sulle corde tese di un violino.
Notai i suoi occhi azzurri trasparenti, sembravano fatti per guardare con lo stupore che potrebbe provare una bambola il depezzamento scientifico quotidiano di quelli che furono esseri umani. Con perizia e passione il suo lavoro era smontare pezzo dopo pezzo cadaveri di ogni tipo per dar loro un nome, un’ identità, un’ appiglio alla giustizia che potrà trovare e punire chi li ha trasformati precocemente in cadaveri.
Cristina passa la sua giornata in un posto che sembrava il set di un film di Romero, ma era diventata una menestrella di storie da obitorio, aveva scritto libri di cronaca su quelle povere ossa e su di loro ha costruito l’ epica dell’anatomia forense, con le stesse dita con cui il giorno aveva frugato le viscere per trovare il segno di chi li ha precipitati nell’ orrore, di notte batteva sui tasti per raccontare la loro epopea cadaverica, così restituiva barlumi di esistenza ai morti sconosciuti, marciti, carbonizzati e spolpati che vede tutto in giorno passare sul suo tavolo anatomico.
Ci divenni amico e pensai di fare un programma alla radio con le sue storie. La prima serie di nove puntate la registrammo nel mese di agosto a Milano. Le puntate non sono più disponibili negli archivi di Radio24, io però ne avevo conservato una copia.
L’anno successivo mi convinse a scendere con lei in una botola al centro di Milano che solo lei poteva conoscere. Portava sotto la Chiesa dell’Annunciata dove c’erano più o meno 500.000 salme dimenticate, dal 1473 iniziarono a ad ammassarsi le ossa dei pazienti ospedalieri deceduti nel nosocomio della Ca’Granda che aveva fatto costruire Francesco Sforza, per secoli i morti dell’ospedale vennero buttati in quella voragine.
In quel posto dimenticato da tutti furono messi anche i primi morti della terribile peste manzonina del 1630, le cui ossa mischiate con i morti di ogni possibile altra malattia, incidente sul lavoro, arma da taglio oda fuoco, ebbero durante le gloriose cinque giornate del marzo 48, la visita dei caduti per l’ Unità d’ Italia, che in quei giorni di carneficine qualcuno pensò di smaltire ricordandosi del vecchio ossario ospedaliero.
In quell’ossario stratificato Cristina mi faceva vedere un cranio a caso e mi spiegava che era un ragazzo morto di sifilide, o un soldato ammazzato chissà da chi. Sembrava che a lei le ossa parlassero, nell’ansia di raccontare la loro storia da vivi.
Nei dieci anni che seguirono Cristina divenne la più famosa medico legale d’ Italia, risolse il caso Yara Gambirasio facendo fare il test del dna a un’intera cittadina, non ci fu un delitto eccellente che non l’avesse veduta protagonista della perizia decisiva, fino a Garlasco, di cui ancora si parla. Il lavoro più importante però l’ha fatto restituendo nome e cittadinanza a tanti migranti affogati durante la traversata con il barcone.
Ripresi contatto con lei nel 2020 per fare una seconda serie di puntate di “Corpi”, fu un lavoro molto difficile, ci si era messo il Covid di mezzo e le puntate venivano registrate con mezzi di fortuna e si lavorava ognuno a casa sua collegati a distanza. Riuscimmo a farne 5 che andarono in onda ad agosto di quell’anno.
Chi volesse riascoltare entrambe le serie qui ve le ripropongo.



