Assieme a Giuseppe Sansonna compiamo il rito sacrilego di proclamare che Brass non fu un maestro dell’erotismo, come all’unanimità oggi viene proclamato. Con grande rispetto per un artista scomparso, pensiamo però che chiamarlo genio dell’erotismo sia esagerato.
Il cinema più noto di Brass va inserito in un’epoca in cui la pornografia non era accessibile se non per chi avesse l’intrepidezza di entrare nei famigerati cinema luci rosse. Il supporto Vhs cominciò a essere conosciuto proprio nell’anno in cui uscì nelle sale “La chiave”, l’esplosione della Sandrelli discinta anticipò la categoria “Milf” delle attuali piattaforme che distribuiscono materiale hard. Al tempo gli italiani della categoria “onanisti-timidi” si accontentavano dei fumetti zozzi del genere “Il Montatore”, “Jacula”, “Messalina”, “Lando”. Disegnini salaci con femmine iper procaci e fameliche, a confronto maschi miserrimi e grotteschi. Brass fu perspicace a trasportare questo immaginario su pellicola. Le sue Miranda, Monella, Paprika sembravano essere state staccate da un giornaletto e resuscitate per la soddisfazione scopofila dei maschi del tempo.













