Il messaggio più prezioso che lascia Sgarbi all’umanità è la riflessione sulle vanitas, la propone proprio attraverso la parabola del suo esistere. Nel primi anni 90 Sgarbi era la televisione. Non c’era altro che Sgarbi. Il resto impallidiva quando entrava in scena Sgarbi. Possedeva la capacità di annientare ogni tipo di avversario perché usava strumenti al di sopra di ogni regola; la dialettica, ma anche l’invettiva, l’urlo, l’esposizione corporea.
Adesso poco più che cammina. Cammina con un passo stanco, soprattutto non parla, lentissimamente con una voce appena sussurrata. Sgarbi inconsapevolmente ci ha fatto capire come il consenso che ci circonda sia qualcosa di transeunte. Quando perdiamo le forze, quando perdiamo la centralità, quando perdiamo l’elasticità del nostro cervello che ci permette di esprimerci in maniera tale da poter primeggiare, lentamente tutto attorno a noi si diluisce e scompare.













