Da anni mi capita di usare una frase che, è secondo me, la definizione più attuale del sentimento diffuso di nostalgia per il passato. Il “sex appeal del punto ripristino” si richiama all’atteggiamento tipico del boomer informatico, che naturalmente è cementificato sul sistema operativo Windows, che è il primo che ha conosciuto come friendly e mai più lo ha abbandonato.
Ogni volta che la sua macchina obsoleta richiede un nuovo aggiornamento, lui va in paranoia. Molti dei programmi che ha istallato non funzionano più, spesso appare il sinistro spettro dello schermo blu e sale il panico per aver perso il prezioso lavoro di anni. Ecco allora che scatta la lussuria del ritorno al passato, in cui tutto funzionava, tutto girava veloce e ogni icona del desktop gli era familiare. Ecco che quindi lui riporta il computer a una configurazione precedente, a volte anche di anni prima, applicando appunto l’utility che fa tornate tutto all’ultimo salvataggio effettuato.
Nessuno gli ha detto, o proprio gli è indifferente, che quel tornare indietro nel tempo gli farà perdere tutti i file creati nel frattempo, tutto quello che ha elaborato di nuovo sarà fatalmente inghiottito dall’Ade del suo hard disk.
Sullo stesso feticismo del rigattiere, anche in Italia è iniziato a propagarsi l’effetto di un rimbalzo ideologico, che sta percorrendo gran parte dell’Occidente. E’ una campagna improntata al sentimento diffuso di ritorno a un “periodo felice”, in cui non c’era traccia delle abiezioni che la contemporaneità ci costringe a subire.
Questa forma di nostalgia, per una sottocategoria indefinita di “età dell’oro”, è diffusa tra più generazioni. La popolazione più attempata ripercorre un meccanismo mentale che, da sempre, è sopraggiunto pari passo all’annebbiamento cognitivo.
Alcune categorie dei più giovani stanno elaborando, pure loro, l’ insoddisfazione per il presente con l’alimentare una forma di nostalgia per una passata “l’epoca felice”, che nemmeno saprebbero collocare storicamente con precisione, che comunque immaginano come un tempo edenico, in cui si sono convinti che vivere sarebbe assai più facile.
“Il futuro sembra senza speranza, impossessiamoci quindi nuovamente del passato”. Questa semplificazione estrema non richiede conoscenze specifiche, basta ridurla in slogan periodicamente riesumati: una volta si poteva lasciare la chiave nella porta di casa, una volta la delinquenza era punita, una volta non si vedevano tutti questi stranieri girare per le strade, una volta c’era più rispetto, c’erano “i valori”, si amava la patria, gli uomini erano uomini e le donne erano donne e stavano al loro posto. I disabili erano messi in luoghi separati dai “normali”, per il loro bene e perché non è decoroso vederli in giro.
Si può ancora sentir dire che una volta non era proibito fare un complimento a una donna, corteggiare una donna, saltare addosso a una donna, che tanto diceva no no ma sotto era contenta. Una volta c’era il servizio militare e i ragazzi ne uscivano temprati. Una volta non si vedevano tutti questi omosessuali.
L’elenco potrebbe essere ancora lunghissimo, queste che ho citato però sono alle fondamenta di quella che viene millantata come un’ideologia “del risveglio”, uno sguardo al futuro, su cui però non si riesce a inventare nulla di nuovo, nemmeno come “brand”, si rispolverano ancora quindi le vestigia di un’avanguardia “futurista” che ebbe valore dirompente 120 anni fa, impugnarla oggi oggi è un esercizio necrofilo del peggior passatismo.
Tutto questo sentimento diffuso, che ho sintetizzato all’estremo nel sex appeal del punto di ripristino, non rappresenta una novità. Le stesse istanze, sotto riscritture di vario tipo, sono puntualmente riemerse più volte nel corso dell’ ultimo secolo. Non è necessario prendere come esempio, ancora una volta, le grandi dittature del passato; si può individuare questa vecchieggiante incapacità di gestire il presente in più pensatori del pensiero tradizionalista tornati in voga, alcuni anche di un certo spessore nell’argomentare, altri teorici di pura reazione, finalizzata a rinfocolare odio e rancore contro il “nemico responsabile” del tracollo.
Cosa poi tracolli di così fondamentale per la civiltà non è mai indicato con certezza; basti mettere in fila le vox populi che movimentano i talk serali in tv e si vedrà nuovamente sciorinare l’elenco di cui sopra. Sempre lo stesso, vago, indefinito, poco ancorato a dati oggettivi, biascicato quasi sempre con la voce alterata dall’odio per i responsabili che, variamente negli anni, sono chiamati sovversivi, comunisti, progressisti, sinistri e ora woke. I
ndipendentemente dalla matrice politica, dal momento storico, dal reale assimilazione a modelli ideologici esistenti, sono in sintesi quelli che provocano il disastro e che hanno la responsabilità del “tramonto dell’Occidente”, del disordine, dell’attentato alla purezza etnica, della degenerazione dei costumi, del caos che minaccia di divorare l’ordine cosmico.
Sono sempre le stesse paure, le stesse velleità, le stesse millantate virtù che hanno portato supporto a generazioni di disadattati per non sentirsi a proprio agio nel presente. Dai fascio mistici dell’idealismo magico, ai cavalcatori di tigri, ai sognatori del magico mondo degli heroi, a quelli che andavano a farsi fotografare davanti una spada arruginita cementata in un sasso in un’abbazia diroccata a Montesiepi, sentendosi eredi di re Artù. Le cui gesta avevano appreso dal film della Disney dei primi anni 60 e nulla più.
Oggi citano il Signore degli Anelli, sempre perché hanno visto i film sulle piattaforme tv. Per la stessa carenza totale di fuoco immaginifico producono atti onanistici sull’antica Roma in chiave peplum, o su qualche filone di super eroi, confondendoli con orecchiamenti nibelungici.
Sono convinto che un parco a tema, dedicato a tutti questi universi onirici, risolverebbe molti problemi. Si risparmierebbero riti iniziatici e frotte di sedicenti perseguitati dai supporter del Kali Yuga. Io posso permetterci di ridere di tutto questo perché anche io in gioventù ne ero entusiasta, leggevo e rileggevo, così immaginavo che da un momento all’altro si potesse aprire una fenditura nello spazio-tempo e venissero fuori eserciti di cavalieri votati alla lotta contro le tenebre.
Capisco bene che possa capitare di convincersi che il mondo sia altro rispetto a quello che ci viene descritto ufficialmente. E’ una nobile postura di saggezza, basterebbe però prendere le distanze dal fatto che, da questa visione, siano pure scaturiti Terrapiattisti, Ufomaniaci e Cosplayer. Ultimamente anche QAnon, MAGA, Suprematisti, Incel, True Crime Community e un’infinità di altre sottocategorie di persone convinte di possedere la geolocalizzazione dell’accesso alla via del risveglio.
Esattamente come il cyber umarell rifiuta l’upgrade del suo rumoroso computer, comprato anni prima dall’ipermercato, negando l’ovvio che a cambiarlo avrebbe solo vantaggi, nessuno riuscirà mai a convincere i furenti supporter del passato che, la promessa di una riesumazione degli dai caduti, farà scomparire tutto quello che si è guadagnato con la modernità.
Sono i molteplici noi stessi evoluti che dovremmo sacrificare sull’altare del rewind per nostalgia.
Per ora le mie sembreranno parole al vento, ne riparleremo quando i “guardiani dei valori”, cominceranno a girare autorizzati per le nostre strade.



Si, siamo troppo nel futuro di chi è già passato e scaduto. Mai vissuto un periodo cosí buio nella mia breve esistenza.
Grazie per aver dato un po di leggerezza