In una scuola media di Roma uno studente di 13 anni ha aggredito la sua insegnante di materie umanistiche, prossima alla pensione. Prima le ha spruzzato spray al peperoncino sul volto, poi l’ha colpita con tre coltellate nella zona sotto l’ascella. È stato fermato da un suo compagno di scuola di origine congolese. La docente non è in pericolo di vita, se l’è cavata con otto giorni di prognosi.
Poteva andarle veramente molto peggio, l’arma usata era un grosso coltello di almeno venti centimetri, con la lama seghettata, il ragazzino aveva programmato l’aggressione, si era portato dietro due coltelli, si era cambiato in bagno indossando un casco e quanto serviva per la diretta video in un gruppo Telegram.
Oggi naturalmente la notizia è corredata dei soliti commenti di esperti sulla necessità di intercettare il disagio giovanile, sui pericoli del web, sull’insegnante che, paradossalmente, nei suoi social non nascondeva idee di estrema destra, a favore della remigrazione e di tutto il bagaglio ideologico che oggi potremo collocare nelle frange più estreme degli accoliti vannacciani.
Troppo e tutto assieme. Abbiamo il ragazzino bianco che compie lucidamente un gesto criminale, seguendo un filone narrativo oramai definito, in cui “l’atto epico” obbliga ad accoltellare una persona che rappresenta l’autorità. Atto che è probabilmente compiuto come rito di iniziazione a non definiti gruppi, che in rete pare siano manovrati da adulti. Sono composti per lo più da minorenni che seguono filoni ideologici vicini alle teorie incel, suprematiste e vattela a pesca quale altra vetero cazzata, riesumata digitalmente. Nulla comunque che non fosse già stato scritto ed elaborato dalle menti più paranoiche dei primi decenni del secolo scorso.
Ancor di più vale la pena di soffermarsi sull’elemento di originalità di questa storia, che sembra pensato da uno sceneggiatore. Al compagno di classe congolese, indubbiamente vero eroe della vicenda, si contrappone la professoressa-vittima, che però non si conquisterà del tutto la solidarietà del popolo degli inorriditi, proprio perché sottoposta a un contrappasso grottesco: lei teorica delle remigrazione ha avuto salva la vita grazie un ragazzo di origine africana. Ultimo esempio di una catena di persone diversamente bianche che sventano tragedie, vale per tutti il caso dell’attentatore di Modena fermato da cittadini egiziani e pakistani. Fatalità che, se non facessero banalmente parte di ciò che può accadere in una popolazione multietnica, sembrerebbero create ad arte per spappolare ogni pregiudizio.
L’eroe della storia è, purtroppo per lei, quel ragazzo nero, che magari farebbe parte della popolazione che avrebbe voluto rispedire a casa, solo perché non confacente alle tradizioni greco, romane, cristiane di cui la prof probabilmente si sente perfetta interprete; come pure potenzialmente lo potrebbe essere il suo insospettabile potenziale assassino. Anche lui, per chi teorizzava negli anni quaranta una “dottrina della razza”, sarebbe stato un perfetto esempio del tipo umano “ario romano”, unico nucleo valido del popolo italiano.
P.S. Si noti la lettura popolar-burina con cui Perplexity chiosa la notizia nella sua sintesi grafica di questo pezzo. L’illustrazione generata con AI, se non guidata con prompt specifici, si sta naturalmente orientando sempre più verso una vena narrativa che sembra riprendere le mitologiche copertine della “Domenica del Corriere” dei primi anni del secolo scorso, con richiami ai manifesti propagandistici del ventennio.


