Non so a quanti dei supporter futuristi sia noto chi fosse stato Marco Pisellonio, se lo sapessero avrebbero maggiori elementi di giudizio sul fotoromanzo peplum a puntate che narra le gesta di Robertus Vannaccius, asse portante della propaganda "AI slop" che rappresenta il loro bollettino quotidiano di risveglio mediatico.
E’ un paio di anni che scrivo di “Iconografia alterata”, ammetto che a me interessa di capire l’evoluzione di un nuovo medium, piuttosto che stracciarmi le vesti sul suo nefasto messaggio. Trovo per questo il richiamo di punti in comune tra Marco Pisellonio e Robertus Vannaccius, sia importante per scovare elementi di definizione di quello che, piaccia o non piaccia, è un nuovo genere di sub letteratura popolare.
Chi è Marco Pisellonio
Non sto qui a perdere tempo e faccio copia incolla della sintesi che fa di questo personaggio Perplexity, così fornisco elementi per anatemi ai talebani della verecondia nello scrivere, che segnalano ogni cedimento alla lussuria del supporto A.I.
Marco Pisellonio non era un personaggio storico: è l’adattamento italiano di Biggus Dickus, personaggio comico di Brian di Nazareth (Monty Python’s Life of Brian, 1979).
È un presunto amico romano di Ponzio Pilato e, nella gag, il suo nome scatena le risate dei soldati; il gioco comico italiano sfrutta anche il difetto di pronuncia attribuito a Pilato e allo stesso Pisellonio. Il personaggio è interpretato da Graham Chapman. (nota scritta da A.I.)
Ecco per dare supporto a chi fatica a leggere l’estratto video in cui si celebra Marco Pisellonio.
Il nome di Marco Pisellonio (in originale Biggus Dicktus) è impronunciabile con ironia da Ponzio Pilato, proprio perché è realmente il nome (tutto un programma) di un suo amico a Roma. Con palese excusatio non petita, Pilato ci tiene a specificare che il suo amico, a scanso di equivoci, è anche sposato con una matrona, o presunta tale, dal nome ambiguo di “Incontinentia deretana” (in originale Incontinentia Buttocks).
Pisellonio e Vannaccius popolano le stesse vestigia
Nella farsa dei Monty Pyton c’è un palese sbeffeggiare tutte quelle costuzioni epiche che, il futurismo vannacciano, considera provenire da chi discende dalle imperiture scaturigini della nostra civiltà. Forza, coraggio, virilità del tipo umano “ario romano” sono i superpoteri che il genere Vannaccius dovrebbe esaltare.
La gloria dell’antica Roma è, al contrario, oltraggiata nella macchietta di quel Ponzio Pilato, ambiguo prefetto romano, che immaginiamo spedito in Giudea da Tiberio, perché troppo impresentabile nella Roma degli anni 30 del primo millennio.
Pilato e i suoi amichetti iperdotati sono un elemento di paradosso, che demolisce ogni possibile concetto di “patriarcato mediterraneo”. Invece la saga di Robertus Vannaccius usa proprio lo stesso espediente di riferimento iconografico, con pretesa di suscitare ammirazione nei sodali e mal di fegato negli avversari. Malessere che ci si potrebbe risparmiare, basterebbe farsi una risata secondo me.
E’ chiaro comunque che, per chiunque abbia una mente libera dal pregiudizio, entrambe le rappresentazioni potrebbero entrare in un medesimo filone comico; più raffinato e scritto con arte nei Monty Pyton, di una rozzezza basica nelle avventure di Vannaccius.
Invece pare che questo genere di micro racconto surreale, a cui l’ A.I. costruisce nei protagonisti fattezze di persone reali, sia stato alla base del successo di Trump, quello che si propongono gli autori (per modo di dire) del peplum vannaccesco è proprio il bombardamento emotivo di loro ipotetici supporter, che non hanno tempo, voglia e strumenti culturali affinati per cogliere l’aspetto ridicolo e risibile di quei video.
Solo come Luca Favonius avrò un futuro
Comunque per non essere da meno di Marco Pisellonio ho chiesto a un’amica più brava di me di collocare un mio clone nella narrazione immaginaria dell’antica Roma. Forse un domani mi salverò rinominandomi “Luca Favonius” e qualche viceré del nuovo corso magari prenderà le mie difese di fronte ai militi che vorrebbero giustiziarmi.
Sono umbro di origine e del doppio senso vegetale mi sono nutrito assieme al latte. Ora questa immagine di lesa maestà mi procurerà forse anatemi e disprezzo. Io ancora rido se sento dire “Marco Pisellonio”, quando ero ragazzo e vivevo nelle campagne ricordo che così ridevano, contadini, mezzadri, massaie e frati cercatori. Eravamo sicuramente in pieno patriarcato mediterraneo, quando ce ne siamo accorti siamo fuggiti. Però ancora ridiamo nell’evocare piselli e fave, chi ha perso la capacità di scherzarci su, dall’estrema destra all’estrema sinistra, ci fa salire il sospetto che nasconda innominabili insicurezze.




Grazie per queste osservazioni e per la risata liberatoria. Lei scrive e parla da dio ed amo ascoltarla su Radio24. La ciotolina di olive é un tocco delicatissimo nell’immagine AI che ricorda i dipinti di Alma-Tadema. Per Trump vedrei una serie AI con il presidente USA agitarsi eccitato e priapesco dentro il pannolone extralarge tra matrone romane come un Benny Hill senile e sporcaccione. Per Vannaccius, un bel digitus impudicus seguito da damnatio memoriae.