Questo mio disegnino dovrebbe essere datato a occhio 1990/91. Al tempo, evidentemente, mi sarò occupato in qualche maniera della storia del “Nano di Termini”. Si trattava di Domenico Semeraro, detto Mimmo, un uomo alto 130 centimetri, originario di Ostuni e appassionato di tassidermia. Fu ucciso a Roma il 25 aprile 1990 da Armando Lovaglio, il giovane apprendista con cui aveva una relazione.
Il disegnino, rappresentando un piccoletto con al guinzaglio un gatto imbalsamato, non potevo che alludere a Semeraro. Per mia perfidia, maturata da anni del liceo salesiano, avevo messo accanto a lui un prete con scarpini da ballo, che lo accarezza. Nella mia arcaica concezione da provinciale, ancora in fase di srozzamento, lo adducevo come presunta origine del “vizietto” che condusse il piccolo uomo a una tragica morte. Semeraro era solito al battuage nei pressi della stazione Termini, dove amava rimorchiare bei ragazzi. Gli fu fatale l’ultimo di questi, che lui definiva bello come un dio greco.
La sera del 25 aprile 1990, durante una lite nell’appartamento di via Castro Pretorio, Lovaglio strangolò Semeraro con un foulard. Il corpo, messo in un sacco, venne trasportato in una discarica abusiva a Corcolle, lungo la Prenestina, dove fu trovato il giorno seguente. Dopo che Lovaglio ebbe raccontato l’accaduto ai genitori, questi si rivolsero alle forze dell’ordine.
Domenico Semeraro e Milena Palazzini
Il 13 maggio 1991 Lovaglio fu condannato in primo grado a quindici anni per omicidio e occultamento di cadavere, con le attenuanti generiche. Alla complice di Lovaglio Michela Palazzini, che era la segretaria del laboratorio di Semeraro, venne inflitto un anno, con pena sospesa, per il coinvolgimento nell’occultamento del corpo.
La donna e il ragazzo erano stati coinvolti in pratiche sessuali a tre dal Semeraro, che amava guardare e fotografare quei giovani dipendenti mentre si accoppiavano. Tra i due lavoranti nacque presto un’attrazione amorosa e questo fu probabilmente un elemento scatenante della tragedia.
Lovaglio racconta tutti gli aspetti più torbidi della vicenda in una di quelle epiche interviste che faceva Franca Leosini, andando a visitare in carcere criminali e assassini, protagonisti dei più efferati fatti di cronaca nera. La puntata di Storie Maledette dedicata all’ intervista ad Armando Lovaglio nel carcere di Rebibbia, aveva come titolo, non a caso, "Seduzione - Il nano di Termini" e andò in onda durante la prima edizione del programma nel 1994.





