“Cammina sulle punte? La manderà a scuola di danza classica!” Questa, da come mi è stata riferita, è stata la risposta della madre di una bambina all’osservazione, prudente e garbata, di un’insegnante di scuola elementare. Chi ha suggerito a quella madre di portare la figlia in visita a un neuropsichiatra infantile, aveva solo l’intenzione di rassicurarsi che la piccola non rientrasse in quella quota non trascurabile di soggetti autistici che, appunto, presenta il così detto “Toe walking” o “Tip-toe behaviour”.
E’ un disturbo la cui origine non è ancora certa, non è assolutamente detto che ogni bambino che cammina sulle punte sia autistico. Senza cadere nella trappola della medicalizzazione a tutti i costi però non si può ignorare che sia presente tra i “campanelli d’allarme” che meriterebbero una valutazione clinica con specialisti competenti nel campo delle neuro divergenze, soprattutto se il problema persiste oltre l’età in cui il passo dovrebbe essersi stabilizzato. In ogni caso è un comportamento che può creare problemi di equilibrio e, se continuativo nel tempo, a una retrazione del tendine di Achille, che nei casi più severi potrebbe richiedere trattamenti complessi, talvolta anche chirurgici.
Quello che in questa storia però mi fa male è l’accorgermi di aver buttato via, in questi anni, scritti e parole per sensibilizzare le famiglie all’accettazione che l’autismo potrebbe aver bussato alla loro porta. Una madre rifiuta a priori l’idea che la propria bambina potrebbe essere nello spettro, anzi, per esorcizzare un pensiero che probabilmente l’atterrisce, attribuisce il rango di potenziale super potere a un comportamento che, invece, dovrebbe far scattare il sospetto che potrebbe segnalare un problema.
Il tema è sempre lo stesso, la sovrapposizione massiccia della favola social degli autistici prodigiosi, ha messo in ombra ogni altra possibile declinazione problematica dell’essere autistici, ha incrementato il processo di “rimozione” nei familiari che hanno un bambino “potenzialmente autistico” in carico. Come se l’unico autismo accettabile fosse quello legato alla genialità, l’eccentricità che provoca ammirazione e simpatia.
Ci siamo caduti tutti, anche io pensavo di avere un figlio dalla mente prodigiosa quando Tommy completava i puzzle velocissimo, senza quasi guardare le tessere. Oppure quando individuava un film della Disney solo ascoltando un frammento sonoro, di una frazione di secondo, della colonna sonora dell’incipit del cartoon.
Altri sono convinti di aver generato una stirpe portentosa se il figlio azzecca calcoli difficili, sa dire il giorno della in cui uno è nato con il solo dato dell’anno di nascita. Sa a memoria elencare autori, anno e quanto altro di centinaia di canzoni, film, programmi tv, formazioni sportive.
Così quella bambina per avere una diagnosi certa sul suo possibile stato, e di conseguenza iniziare prima possibile un percorso abilitativo, dovrà aspettare che una maestra di danza dica alla madre, in maniera più decisa, che quell’istintivo camminare sulle punte di sua figlia, potrebbe non bastare a darle la certezza di aver generato una novella Svetlana Zakharova.



Hai proprio ragione. Io ho dei familiari autistici e bisogna agire precocemente per poter garantire loro il miglior supporto.