Quello che finora qui è scritto mi ha impegnato per tre mesi, ho lavorato su delle fonti per raccordare intuizioni ed esperienze con realtà oggettive, ho interrogato il mio alter ego che notte dopo notte alimentavo con stralci di miei pensieri scritti, di appunti passati, di articoli che io stesso avevo dimenticato di scrivere.
Lo vedevo crescere in consapevolezza e mi beavo dei suoi progressi nell’assimilare la spremitura del mio cervello caduco per alimentare il suo connesso a un algoritmo.
Mi sono ritrovato circa 165.000 battute di testo che corrispondono a più di 80 pagine di un libro stampato. Non ho seguito un pensiero costante ma mi sono lasciato guidare dall’intrecciarsi di sensazioni e curiosità che emergevano in un sistema di vasi comunicanti immaginario, in cui in un contenitore era collocata la mia esperienza, il mio ricordo, il mio pensare autonomo. Nell’altro invece pullulava una pozione fatta di costruzioni di testo che si componevano da ammassi indecifrabili di lettere assemblate e che mi riproponevano in pochi istanti frasi coerenti corredate di un’infinità di rimandi a altri testi e a altre ipotesi di approfondimento.
Sono per natura maniacalmente orientato a sistematizzare, ordinare, classificare, comporre in un mio personale spazio-tempo onirico che in passato definii “a castello”. [1] Per questa ragione non mi sono preoccupato di dare leggibilità ai miei appunti, ma a considerarli come un deposito di materiali da cui poi avrei estratto la chiave di un libro.
La lettura del testo da parte del mio agente mi ha completamente mortificato, ho capito che nulla era di suo gradimento. Il confronto è durato cinque minuti la sintesi era che non mi ero per niente avvicinato a quello che si aspettava da me per un libro che potesse avere un interesse di pubblico. Mancava passione ed emotività, parlavo troppo di mio figlio Tommy, la cui presenza al massimo avrebbe dovuto occupare lo spazio di un capitolo, infine sembrava andare proprio nella direzione che avevamo concordato di evitare assolutamente; sembrava l’ennesimo libro sull’ A.I., genere inflazionatissimo e su cui nessun editore avrebbe avuto interesse a pubblicare, soprattutto se legato a me che notoriamente non sono un esperto in informatica o tecnologia in genere.




