Questa è una storia che racconterò a puntate; merita attenzione e rispetto. Premetto che non mi sto rivolgendo a chi già storce il naso a vedere la clip qui sotto pubblicata, chi penserà: “come ti sei ridotto”, chi ironizzerà: “le grandi inchieste di Nicoletti”, come qualcuno ha commentato questo video di sette anni fa.
Prima leggi l’articolo, guarda poi il video con calma, dura quasi venti minuti e c’è la chiave per capire già molti dei misteri che in questa prima puntata ti accenniamo.
E’ la versione video di una puntata alla radio come tante. Quella mattina del 26 marzo 2019 avevo voluto come ospite Alvaro Vitali. Lo rintracciai con la mediazione di Pino Insegno, che al tempo lavorava anche lui a Radio24. Lo avevo agganciato come parte di un gruppo di fuoco di tre persone, che si conoscevano da anni ed erano state co protagoniste di varie avventure, alcune a lieto fine altre finite nel nulla. Oltre a me quel giorno c’erano Dario Magini e Massimiliano Sbrolla.
Dario Magini
Di Dario Magini non esiste una foto in tutto l’Internet, questo è un rarissimo scatto rubato durante un cerimoniale alla Conventicola degli Ultramoderni.
Inizio da Dario Magini, non ho mai saputo bene che mestiere facesse e nemmeno mi sono mai particolarmente interessato a scoprirlo. Per anni ha soggiornato in una lussuosa suite di Palazzo Taverna al centro di Roma, lavora per la tv, scrive testi, ha una cultura enciclopedica su ogni branca di sub letteratura, dai fumetti ai bmovie.
Lo conobbi nei primi anni 90, a una rassegna di fumetti all’antica fiera di Roma, dove oggi mi pare ci sia un campo nomadi. Mi vedi fermare da questo ragazzone che si sbracciava, dicendomi che mi seguiva alla radio. Mi meravigliò al tempo non godevo di particolare fama d’immagine ed erano i primi anni di Golem.
Non ricordo perché iniziammo a frequentarci, forse per comunanza di punti di vista sulla contemporaneità, ci piaceva razzolare in quei recessi che la cultura dominante considerava infrequentabili. Grazie a Dario scoprii così l’esistenza di Internet, andai a casa sua dove, in cucina, lui e il fratello navigavano con un frastornante modem 14,4 k integrato al telefono di casa. Accanto all’apparecchio avevano attaccato al muro un foglietto, ogni figliolo era obbligato dai genitori a segnare il numero degli scatti che aveva consumato nel suo “minuto su internet”.
Al tempo navigare era un lusso e cosa fosse la rete era un mistero per tutti. Non lo sapeva nemmeno il mio direttore alla Radio, non lo sapeva nemmeno il dirigente torinese dell’ ICT aziendale, che voleva che fossi punito perché avevo rimosso i software di un computer aziendale (al tempo erano in dotazione solo alle segretarie, per scrivere lettere e tenere indirizzi in un data base rudimentale). La colpa fu di Dario che mi aveva dato un sistema operativo più decente, la versione Beta di Windows95, naturalmente craccato.
Dario iniziò a lavorare alla redazione di Golem e fu il primo che mi insegnò banalità informatiche, tipo il cut-paste e rudimenti per uscire dall’era della pietra di Wordstar, che equipaggiava il mio primo lap top, che tutti mi invidiavano perché nessuno ne aveva mai visti, i più avanzati avevano l’Amstrad, che era grande come una valigetta con un monitor piccolissimo.
Il primo sito nel 97
Con Dario decisi di creare il mio primo sito, il dominio era www.cybergolem.com. (rintracciabile in Internet Archive) La grafica era formata da disegni di Filippo Martinez, altro amico del tempo. Era regista di Sgarbi Quotidiani e a lui devo “I cammellini della memoria”, che forse un giorno qui evocherò.
La home di Cybergolem.com del 1987
Cybergolem era un sito statico di poche pagine, basato su inchieste assurde. Io scrissi e documentai la mia sui bollini colorati adesivi che si trovavano attaccati ai campanelli e si diceva li mettessero i Testimoni Di Geova.
Su consiglio del mio assistente calabrese Domenico Cosentino (oggi penso vice direttore di Radiorai) scrissi anche del rituale arcaico della “conta di muli”, per cui nei piccoli centri si attribuiscono le paternità biologiche irregolari a ignari compaesani.
Pubblicai anche il diario con i disegni del mio fratello Martino che da piccolo disegnava “le cose più tremende del mondo”, per una roba del genere oggi uno sarebbe arrestato.
Dario scrisse di una mosca prigioniera nel Flipper di un bar di via Oderisi da Gubbio, la Beverly Hills dei nostri eroi. Ci viveva Alvaro Virtali, David Zed, l’uomo robotico che faceva il valletto alla Carrà, Mario Brega e tanti altri personaggi celebri che ora non ricordo.
Ancora non ho capito quanto il Golem mi porti sfiga
Dario purtroppo scrisse un pezzo intitolato “Bimbo Ludens” dove enumerava le crudeltà dei bambini verso gli animali, illustrato con le opere di un artista che raccattava carogne di animali morti ai bordi della strada e li “plastificava” realizzando delle sculture macabre e orrende.
Io penso che allora in Italia avesse l’accesso alla rete al massimo qualche centinaio di persone. Purtroppo tra queste c’era un gruppo di gattare talebane che mi denunciarono, ero io il titolare del dominio. Il pezzo di Dario, secondo loro, istigava a fare violenza a gattini e cagnolini.
Chiudemmo il sito e io finii sotto processo. Durò almeno cinque o sei anni. Alla fine fui assolto per non aver commesso il fatto, anzi la sentenza fu scritta da una donna giudice molto illuminata, che definì la nostra un’operazione culturale ed edificante, in quanto critica verso la crudeltà infantile e come tale andava interpretata.
Mi costò però dieci milioni delle vecchie lire in avvocati, al tempo ero direttore in Rai e potevo permettermelo. Dario mortificato mi regalò un libro di antiquariato: “Cause celebri e interessanti”, stampato a Parigi nel 1768, come simbolico risarcimento, al contempo come palese presa per il culo. Chissà da quale biblioteca ecclesiastica l’avrà trafugato, pensai. Pensai male, l’ho preso in mano ora, dentro c’è il bigliettino della “Libreria Antiquaria Giulio Cesare”, l’aveva realmente comprato.
Con Dario tentammo anche di scrivere insieme dei format televisivi molto avveniristici. Uno di questi prevedeva un’intervista a una persona che avrebbe dovuto parlare del suo peggior nemico, quello che gli aveva fatto un torto insanabile. Mentre rispondeva alle domande aveva a disposizione un manichino che riproduceva le fattezze del “nemico per la pelle” e aveva a disposizione attrezzi del tipo che fornivano agli ospiti di “Hostel”. Fiamma ossidrica, pinze, coltelli, asce, spade, mazze. Poteva fare al manichino tutto quello che voleva.
La persona a cui lo proponemmo oggi è un’importante dirigente di un aanale tv. Fu gentile ma ci disse che se ci avesse prodotti l’avrebbero arrestata.
Poi proponemmo un fomat chiamato “RIP”. Un personaggio famoso si stendeva nella bara e assisteva immobile a amici, nemici e conoscenti che durante la veglia funebre parlavano di lui da me stimolati. Oggi va in onda qualcosa di simile e con lo stesso titolo, però è una roba comica, da ridere. La nostra idea doveva invece essere declinata sui registi del pathos e della scoperta dei propri affetti o presunti tali, nel post mortem. Infatti non ci fecero nemmeno fare un numero zero.
Fu Dario comunque che mi fece conoscere Massimiliano Sbrolla, mi fece conoscere anche viscidi maiali che preferisco dimenticare, però fanno parte di un’altra storia che racconterò forse più avanti.
Di Massimiliano vi dirò tutto nella prossima puntata, così passo dopo passo vi farò entrare nel gorgo in cui sprofondammo tutti. Però risalimmo, altrimenti non sarei qui a scriverne. (1-continua)
Anteprima della prossima puntata
Si specifica che questa immagine risponde a un tentativo di depistarci, da chi avrebbe voluto che non riuscissimo a concludere il nostro documentario su Alvaro Vitali. Per confonderci qualcuno provò a millantarci prove che Alvaro avesse legami di parentela con Dario Vitali, militare italiano e ardito, porta stendardo del IX reparto Fiamme Nere, decorato di medaglia d’oro al valor militare. Uno dei cinque militari di religione ebraica a ottenere quella decorazione nella prima Guerra Mondiale.
Provarono a convincerci di una certa somiglianza tra Alvaro e il suo presunto bisnonno Dario, che in effetti, tra una guerra e l’altra, dal 1923 soggiornò a Roma qualche anno per laurearsi in Giurisprudenza.
L’ardito Dario Vitali
Massimiliano Sbrolla fece un’accurata ricerca tra i familiari di Alvaro e verificò che la notizia era priva di ogni fondamento. Il movente di chi voleva farci seguire questa falsa pista era chiaramente molto scivoloso; la “Brigata Vitali” è un gruppo nato all'inizio del 2025 nell'ambiente della comunità ebraica romana, il nucleo riunisce giovani attivisti su posizioni di estrema destra e di difesa militante del sionismo.
Un blitz vandalico al Liceo Manara a Roma, che avvenne nel febbraio 2025, fu attribuito alla “Brigata Vitali”. Alvaro Morì nel giugno dello stesso anno, da come accertammo, tra i due episodi non esiste alcun nesso.








