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…ovvero come aiutare l’ università a non morire facendola uscire dalle sue mura

  • Propongo di ampliare e strutturare in forma organica e ufficiale il lavoro che già spontaneamente sto sperimentando a Melog 2.0.
  • Mi sono accorto per frequentazione personale, amicizia, ma soprattutto in seguito alla mia presenza costante nei social network più frequentati che nel nostro paese esiste un’ accademia invisibile.

  • E’ costituita da un considerevole numero di studiosi e ricercatori “non (ancora) strutturati”, ma portatori di competenze aggiornate e contaminate da esperienze extra accademiche. Di necessità spesso fanno virtù e, in attesa che l’ Università possa mai dare loro una stabilità professionale, si dividono tra aule universitarie italiane e straniere, aziende, media, manifestazioni culturali e scientifiche.

Questo frammentarsi e ibridare le proprie competenze fa di loro una categoria inedita nella storia delle idee!!!

  • Da una parte rappresentano il sintomo di un disagio sin troppo noto.
  • Dall’ altra incarnano il volto vivo della cultura libero dai legacci e regolamenti delle istituzioni.

Molto spesso sono quelli che preferiscono attivarsi piuttosto che piangersi addosso. Scommettono in prima persona sulle proprie idee e i propri progetti. Li confrontano con il mondo esterno all’ accademia e quasi sempre hanno il polso del progredire della loro disciplina al di là dei confini patrii.

Non sono antagonisti o dissociati. A modo loro sono dentro alla macchina universitaria con tutti i vantaggi di rappresentare un’ istituzione. Ne hanno giustamente gli onori e spesso ne garantiscono il livello, a loro manca spesso la visibiltà di una cattedra, ma comunque sono professori a tutti gli effetti con incarichi a termine.

Consapevoli del ruolo culturale e sociale sono l’ anima portante di convegni, pubblicazioni scientifiche, rassegne e festival.

Sono consulenti di aziende, collaboratori di giornali, riviste, case editrici.

Accanto a questi outsider si collocano naturalmente  un ristretto gruppo di docenti invece inseriti a tempo indeterminato nel sistema universitario, ma con la felice attitudine a non ritenersi detentori di un sapere da custodire entro le mura dell’ istituzione.

Nuove voci, nuovi punti di vista, persone che spesso intervengono al programma radiofonico che conduco rendendo anche diverso anche il tradizionale sound di una radio di parola come quella in cui lavoro.

Nuove orecchie, nuovi strumenti di interazione da parte del pubblico, restituiscono una nuova esistenza al medium radiofonico così alleggerito nelle ritualità e scansioni orarie in ragione del probabile ascolto “statico”. In più arricchito nei contenuti e nella capacità di “osare” dove altri mezzi non possono arrivare.

Questo che qui scrivo non è unicamente un’ ipotesi teorica, ma è quello che concretamente sta accadendo nella fascia oraria 10-11 a me momentaneamente affidata da Radio24.

Posso affermare che la quasi totatlità degli ospiti, interventi a tema, storie e casi raccontati e  post prodotti provengono da un lavoro on line preventivo alla messa in onda. Io mi rendo disponibile in rete per tutto il tempo in cui per ragioni professionali sono comunque connesso (almeno 7-8 ore al giorno come media) Il pomeriggio precedente alla puntata rendo noto alla mia community su Facebook (mi avvicino alle 5000 “amicizie”) il tema del giorno dopo

provocando reazioni o sollecitando contributi. In poche ore trovo persone con storie, idee e link multimediali utili ad allargare lo spettro degli argomenti possibili.

Questo mi ha permesso di conoscere molti dei cosidetti professori dell’ “accademia invisibile” Ma anche di acquistare credito e interesse da parte di personalità già affermate (vedi  ad esempio i venerdì con il Garante pe la Privacy). Inoltre possiamo senza tema di smentita affermare di essere già ora la prima radio italiana a fare sperimentazione in questo senso.

Anche il pubblico che partecipa al telefono sembra stimolato a una maggiore responsabilità e analisi critica nel proprio contributo. Il deterrente retorico della “Motosega” che tronca gli interventi lunghi, banali e fuori tema ha contribuito esso stesso a selezionare la qualità degli interventi da casa che quasi sempre sono reali e profonde testimonianze di esperienze concrete o interiori, ma sinceramente vissute dall’ ascoltatore e non astratte considerazioni dei soliti perditempo vanitosi e esperti di tutto e di nulla. Si immagini che durante un convegno “Internet e democrazia” Nell’ aula magna dell’ Univ La Bicocca a Milano, la motosega è stata usata più volte anche contro blasonati accademici o esperti del settore che non rispettavano i tempi o il merito della discussione. Molti si sono straccaiti le vesti per lo scandalo, ma in reltà si è introdotta sana irritualità nell’ asfittico circolo chiuso dei conservatori del pensiero unico su quanto riguardi la cultura digitale.

I PASSAGGI CHE HO INTENZIONE DI FARE

  1. Creare dalla rete il data base dei docenti
  2. Coinvolgerli in relazione alle loro competenze
  3. Proporli come partner in tutte le occasioni accademice e/o culturali meritevoli di attenzione in cui loro possono garantire partecipazione competente e nuovi contatti.
  4. Creare  occasioni e progetti che  prendano corpo da  sollecitazioni suggerite dall’ attualità o da spunti provenienti  dal territorio.

Il concetto

Devo lavorare sul concetto di “Università fantasma” che forse può sembrare denigratorio per chi si dovesse sentire “invisibile”. Comunque mi piace pensare  che la funzione principale di un Medium è proprio quella di dar  voce ai fantasmi.

Costruzione universo simbolico di riferimento.

  • Chi fa opinione non appartiene alla società dello spettacolo.
  • I media costringono a ridurre ogni complessità alla loro esigenza di argomentare.
  • I veri sensori della contemporaneità sono attori che si muovono tra economia, cultura e media

Dobbiamo dare valore alle singolarità intelligenti dell’ invisibile in un’ epoca in cui l’ apparenza, l’ appartenenza e la tenuta del pensiero siano fondamentali.

Il fine è prevedere le mosse del futuro.

Ciò che è ipervisibile è stupido noi dobbiamo guardare oltre il futuro che già appartiene al nostro quotidiano.

ALCUNE OSSERVAZIONI…

(…Fatte un pomeriggio assieme a Mario Abis)

Esiste un percepibile disorientamento da traslazione tra privato e pubblico.

La politica è debole e attinge ad altri serbatoi di senso

La politica cerca narrazioni

Trasformazione della politica in etica permette la continua sostituzione di dimensioni emozionali a dimensioni razionali.

Eludiamo la malattia, quindi ci prepariamo ad essere una civilta’ malata. La maggior parte di noi sarà malato cronica di qualcosa.

La creatività come oggi è intesa nel campo della comunicazione alimenta ed è entrata  essa stessa a far parte dei circuiti di autodistruzione.

La società liquida di Bauman si è arenata nella zona “PALUDOSA” della contemporaneità.

Nulla scorre più e si adatta alle caratteristiche del terreno.  Tutto è fermo e imputridisce.

Il sistema è paludoso anche perchè non si ricambia mai. L’ universo dei media che viene proclamato come il sintomo più percepibile della modernità in effetti è vecchissimo e moribondo.

Il tempo sociale non può più essere scandito come un palinsesto e diventa ingovernabile per la televisione.

Se si uccide il palinsesto si perde la ritualità, cessa di valere la liturgia, si esaurisce il potere.

I così detti new media non sono da meno, ma ricalcano e riproducono poveramente ogni archetipo dei media tradizionali. Sono emulazioni del già esistente con la sola differenza che riescono a gestire in maniera migliore il tempo sociale.

LA RETE VENIVA DEFINITA UN’ AGORA’  MA NON HA PRODOTTO CHE MOLTIPLICAZIONE ORIZZONTALE DEL PENSIERO.

In realtà Internet è uno strumento formidabile per accorciare tempi e distanze nel trasporto di pensieri tradotti in bit, ma è tutt’ altro che un universo democratico.

Cass Sunstein, professore di diritto all’Università di Chicago, ha studiato il fenomeno della circolazione delle idee attraverso community web ed è arrivato alla conclusione che in internet più si discute di un determinato argomento, più ci si radicalizza nel punto di vista che si aveva prima di entrare. In sintesi, dalla sua osservazione si deduce che in rete si va per rendere ancor più ferree le proprie certezze, non certo per contaminarsi con pareri opposti.

L’ animosità dei seguaci di Grillo nel difendere a oltranza il proprio rappresentante è sintomatica, in realtà la loro certezza si rafforza con il crescere delle adesioni alla crociata web, ma mai vorrebbe scendere a patti con chi non condivida la mistica assolutista del ”la rete è con noi!”

Nel suo saggio “Republic.com” Sunstein arriva a sostenere che alla fine sia il caso di rivalutare i media tradizionali , che chiama “intermediari di interesse generale”, perché almeno riescono a porre argomenti che non sempre soddisfino pienamente le convinzioni di chi ne fruisca.

Chiaro che tutto ciò risulterebbe una bestemmia al credo cyberfanculista, ma è difficile mettere in dubbio il concetto per cui chi usa internet sia giovane libero e democratico, chi non ne faccia una religione invece appartenga a un medioevo evolutivo rispetto ai valori di giustizia libertà e democrazia.

La rete è democratica solo nell’ apparenza, ma soprattutto perché può attribuire facilmente e gratuitamente certificati di cittadinanza. E’ difficile parlare di democrazia fuori della concezione del territorio e della regolamentazione delle sue risorse che passa per leggi dello stato. La rete illude che ci sia democrazia dove invece regala la vertigine dell’ anarchia.

Più si è spregiudicati conoscitori dei segreti del codice che limita l’ accesso ad alcune risorse in internet, più si considera un diritto rompere quei lucchetti. Alla base della cyber pirateria non necessariamente c’ è un bisogno reale di godere gratuitamente di un bene che altrimenti andrebbe acquistato, ma piuttosto il piacere della conquista di spazi e oggetti immateriali in nome di un net attivismo che si oppone a ogni forma di potere costituito.

In rete hanno successo gli slogan, molto più della complessità di un pensiero articolato. Meglio esprimesi per sintesi, e l’ imprecazione portata al rango di slogan e programma politico infatti risulta aggregante. Per questo nel web emergono le leadership conquistate sul campo da chi di quella rete conosca meglio di altri i meccanismi segreti e abbia attitudine e capacità di associare altre entità attorno a sè.

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Si raffigura come un nuovo illuminismo. Consisterebbe nello stabilire definitivamente decaduti ogni potere e ogni verità basati su un’ investitura mediatica.

I LUOGHI DIVENTANO MEDIA

TORNA AD ESSERE CENTRALE L’ ARCHITETTURA. ERA STATA VANIFICATA DA QUELLA RISCOSTRUZIONE FITTIZIA DEL LUOGO CHE ERA LO STUDIO TELEVISIVO.

IL SENSO CAPOVOLTO DEI MEDIA STABILIVA CHE SE UNICAMENTE IN UNO STUDIO SI PRODUCEVA REALTA’ “EFFICACE” I L LUOGO FISICO  ERA INABITABILE IN QUANTO REGNO DELL’ IRREALE.

AI MEDIA ORA SI STANNO SOSTITUENDO I LUOGHI. LE CITTÀ MANGIANO IL TERRITORIO E DETTANO I COMPORTAMENTI SOCIALI.

QUESTO PORTA ALLA RICONSIDERAZIONE DELLA FISICITA’ INTERNA (CORPO) ED ESTERNA (CITTA’)

I FANTASMI

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