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Steampunk italiano

Gli Steampunkers italiani amano radunarsi facendo picnic nei prati. Anche se si vedono tra le colline toscane o ai Castelli Romani a loro piace immaginarsi in una scampagnata vittoriana. Tovaglie di lino, panieri di vimini, signore in stivaletti e gonne alla caviglia e giovanotti che sembrano scesi da una mongolfiera. Sono gli attivisti della filosofia di chi cerca di costruirsi la nostalgia del futuro, da tre anni hanno anche in Italia il loro giovane leader, che naturalmente, sembra uscito da un libro di Giulio Verne.

“Io non sono un personaggio, non mi travesto, io sono proprio così…” Frederick von Guss, già chitarrista di un gruppo Metal è il “Capitano” dello Steampunk italiano, almeno di quel centinaio di retro-futuristi che si riconoscono nel suo Forum ufficiale “Laboratory of time”.

“Di sicuro non vado a spasso con la macchina a vapore, ma da sempre mi sono sentito attratto da un tempo trasversale a ogni epoca storica, in cui l’uomo è mosso da sincera curiosità e da voglia di inventare. Condividiamo la passione per il fantastico, per noi il rapporto con la tecnologia ha una sua particolare poetica in cui le macchine sono belle e in cui torna l’idea che il mondo sia ancora tutto da scoprire.”

Frederick ha 21 anni e vive a La Spezia, nasce come Federico Gusso, la sua ascendenza di nobile austro ungarico viene da un collezionista di alberi genealogici che ha conosciuto a un mercatino. “La mia è una famiglia di origini venete e l’antenato asburgico ci sta tutto. Io vesto con il gilè che magari portava mio nonno, mi piace tenere il cipollone con la catena in vita, il mio stile è ispirato all’epoca vittoriana, ma non giro per strada con la maschera antigas o il casco di cuoio da aviatore, se non durante i nostri raduni.”

La sua passione Federico l’ha coltivata sin da bambino, quando il padre lo portava in giro per rigattieri e bancarelle dell’usato. Qui nacque il fascino per i vecchi manometri, le serpentine di rame, i bollitori i residuati di tutte le guerre, gli avanzi di tutte le cantine. I macchinari ingegnosi che non avevano più artigiani capaci di farli funzionare. “Lo spirito Steampunk recupera il piacere del costruire con le proprie mani, io sono appassionato di elettronica e di meccanica, penso che  le macchine moderne non debbano solo essere rivestite con un design retrò, ma pensate concettualmente alla luce della nostra filosofia di vita, ad esempio noi siamo tutti per le energie rinnovabili; molta della narrativa cui ci ispiriamo parla di città alimentate da energia pulita.”

I nostri nostalgici delle macchine a vapore devono faticare per costruirsi da soli i tipici oggetti dell’estetica Steampunk, per ogni macchina di uso contemporaneo si può immaginare costruita con tecniche e materiali a disposizione un secolo e mezzo fa. Un telefono cellulare, un lap top, un televisore possono essere reinventati con legno di radica, piastre di ottone, pomelli torniti, ingranaggi pulegge, tanto rame, ferro lavorato alla lima, bulloni guarnizioni  tubi di  caucciù e  piedini in ghisa con guarnizioni floreali.  Insomma si regala una storia e un’epica gloriosa anche alle macchine usa e getta, fatte di plastica e microchip.

“L’uomo è soprattutto un inventore e un viaggiatore e in questa visione del mondo l’ età non conta, c’è la signora milanese con tre figli, ma anche lo studente toscano che si è costruito un fantastico braccio meccanico di cuoio e ottone, come pure cinquantenni appassionati di storia che studiano  lo spirito Steampunk attraverso le nostre radici nazionali, ad esempio Guglielmo Marconi è tra i nostri miti, un vero Steampunker!” (LA STAMPA 18/aprile/2011)

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Lo Steampunk Italiano ora ha pubblicato la sua prima antologia

“Vapore Italico”

(dal sito dell’ Editore) Come sempre gli italiani hanno risposto talmente numerosi da offrirci abbastanza materiale da realizzare non una, ma più antologie di questa serie, che abbiamo voluto chiamare: Vapore Italico. Gli italiani però non stanno quasi mai al gioco degli anglossassoni in modo rigido e prono, e hanno fornito le loro speciali declinazioni del tema proposto.
Questo perché il nostro giovane paese è anche molto vecchio e carico di storia e di cultura, di influenze multi-etniche come forse nessun altro al mondo. In Italia anche i sassi hanno un background. Quindi ci sono storie (la maggior parte delle quali ambientate in Italia) tipiche del genere, con tutto il loro carico d’avventura, e altre più riflessive, sociologiche, meditate. Non poteva ovviamente mancare l’ottocento, anche perché è un po’ il periodo storico di elezione della maggior parte dei racconti Steampunk, un vago sapore risorgimentale che diventa anche il nostro modo di festeggiare i centocinquant’anni dell’unità di Italia.
Un’unità che, come vedremo, nel nostro fantastico mondo Steampunk è stata raggiunta superando infinite sfide e insidie, o combattendo esseri dalle oscure volontà e tecnologie che non avrebbero dovuto arrivare tanto presto. Perché anche questo è lo Steampunk: la sorpresa di riscoprire totalmente ciò che credevamo arci-noto.

Con racconti di:
Giorgio Sangiorgi, Lorenzo Davia, Bruno Lazzari, Polissena Cerolini, Davide Giannicolo, Diego Bortolozzo, Alexia Bianchini, Andrea Viscusi, Giuseppe Pasquali, Claudio Cordella, Massimiliano Di Loreto, Vittorio Zuccotto, Marco Filipazzi, Roberto Guarnieri e una breve introduzione di Frederick Von Guss (al secolo Federico Gusso, leader del movimento Steampunk italiano).

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Il volume antologico illustrato, a colori e di grande formato (21.59 x 27.94 – 126 pagine), dal titoloSTEAMPUNK! Vapore Italico – Volume Uno è edito dalle Edizioni Scudo – www.edizioniscudo.it– ed è a cura di Giorgio Sangiorgi. Al primo volume dell’antologia ne seguiranno altri due che verranno pubblicati entro il 2011.
Tutte le illustrazioni del volume sono state appositamente realizzate per illustrare i racconti presenti nell’antologia.
Tutte le immagini sono state realizzate da Luca Oleastri e sono copyright di Luca Oleastri –www.innovari.it

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ASCOLTA LA PUNTATA DI MELOG DEDICATA ALLO  STEAMPUNK

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