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Solo Carne Italiana

PERSONAGGI CHE SECONDO ME MERITANO ATTENZIONE PER CAPACITA’ DI INVENTARE, INNOVARE, PROPORRE,

USARE FANTASIA E DETESTARE LUOGHI COMUNI

IO LI HO RACCONTATI SU WIRED MESE DOPO MESE

1) Marco Pizzo vive tra i cimeli risorgimentali del museo storico che dirige da dentro al  l’Altare della Patria. Ha un barbone lungo e nero da carbonaro e conosce a menadito la storia di ogni reperto riposto in quel sacrario; dalla bara di Mazzini nascosta in un magazzino, ai jeans di Garibaldi esposti in una teca in un salone d’ onore del museo.

Cercando e cercando tra milioni di carteggi il grande archivista si  fatta un’ idea assolutamente nuova della storia patria: “L’ unità d’ Italia ebbe la sua vera spinta dagli ambienti scientifico tecnologici, gran parte degli eroi del nostro risorgimento erano anche appassionati uomini di scienza.”

Ecco quindi che Pizzo scopre che il vero nocciolo dell’ Italia Unita fu il congresso che gli scienziati tennero a Pisa nel 1830, dove si dichiararono “italiani” anche se provenivano da stati diversi, compreso quello pontificio. Giuseppe Garibaldi oltre che la passione della guerra e delle donne era un cultore delle scienze matematiche: “ Aveva studiato trigonometria alla scuola di navigazione di Genova, ma pochi sanno che nel 1840 fu per un periodo precettore in scienze esatte per i figli di famiglie europee benestanti che vivevano a Instambul. Nel periodo in cui fu parlamentare, fece uno studio approfonditissimo  per rendere navigabile il Tevere a Roma. Abbiamo trovato tutti i disegni tecnici, fatti da lui, con i calcoli ingegneristici basati sui periodi di piena e di secca del fiume.”

Stessa passione matematica anche per Cavour, il nipote di Quintino Sella, Vittorio, invece scrisse nel 1850 un importante trattato scientifico sulle ottiche per la fotografia e sulle tecniche di sviluppo. Le scoperte di Pizzo, entro la metà di quest’ anno (2010!!!) saranno visibili in una mostra: “Il Rinascimento del Risorgimento, arte e scienza da Garibaldi all’ unità d’ Italia.”

2)   L’ architetto Oscar Santilli due anni fa inventò la tv a pedali. La progettò assieme ai suoi studenti del Liceo Scientifico Tecnologico Vallauri di Roma.  Era un televisore montato su una cyclette e  alimentato con una dinamo a pedali.  Santilli aveva elaborato una teoria etico-muscolare basata sull’ elettricità  che si accumulava pedalando, memorizzata in una card di credito energetico poteva essere spesa in ore di visone televisiva. Chi faticava salutarmente sui pedali, poi  poteva godersi la tv. Ciò avrebbe dovuto costringere a una maggiore attenzione i produttori, perché è chiaro che nessuno suda per vedere poi spazzatura. Ora Santilli insiste sulla sua teoria della pedalata didattica. A ciascuno dei suoi studenti sta per assegnare una tessera per accede alla “Sala dell’Energia” dove ci sono 18 postazioni “human powered; tra  spin bikes,  dinamo a manovella e  rulli d’allenamento. Con musica di sottofondo i ragazzi potranno far esercizio e caricare le loro schede di credito energetico. Quando l’insegnante avrà bisogno di energia elettrica per usare computer, internet, videoproiezione, lavagna digitale, etc. chiederà agli studenti  di scaricarla  dalle loro tessere.  In ragione della loro “virtù energetica” i più attivi saranno premiati con biglietti per il cinema o lo stadio, downloading da internet,  dvd, libri, etc. Chi sgarra orari di lezione dovrà invece cedere  il suo credito ad una tessera “solidale”,  a favore di  chi non può pedalare.

3) Gianpiero Lotito e Mariuccia  Teroni si conoscono all’ Università di Pavia  22 anni  fa. Lei appassionata di economia, lui  musicista del gruppo “Tiempo Mancante”; suonava assieme  a Paco de Lucia,  Caetano Veloso e Mikis Theodorakis. Girando il mondo per far concerti, in epoca proto-internettiana, però Gianpiero si era accorto che qualcosa di nuovo stava fermentando nei campus frequentati da  folli per musica e tecnologia.

Nell’ 87 comprano il primo Mac 512/800 (senza hard disk), lo usano per pubblicare la rivista dell’ Università. Servirà per farsi le ossa e diventare pionieri del Desktop Publishing e della digitalizzazione degli archivi. Tra il 1989 e il 1992 infatti realizzano, per primi in Italia con tecnologie a basso costo, libri  interamente prodotti senza procedimenti manuali. Nel 1993 costruiscono per l’Agenzia Grazia Neri il primo archivio digitale testo/immagine in Italia, con possibilità di trasmettere le foto su linee ISDN.

Dal 2001 i due si concentrano sul loro motore di ricerca semantico “Facility”. Tre anni fa un “angelo” svizzero mette due milioni e mezzo di euro su quel progetto, ma in Italia non li prendono molto sul serio. Loro tengono duro, sono “attenzionati” da Nigel Kendall, technology editor del Times, per cui Facility “potrebbe cambiare ogni cosa sul werb”. La  più grande testata tecnologica indiana “Digit India” scrive che il motore italiano potrebbe diventare  standard per lavorare in ” aree chiuse” di aziende o università. La prova del nove a fine anno, quando Gianpiero&Mariuccia sforneranno la prima release.

4) Fabio Metitieri è finalmente riuscito a condensare nel suo libretto rosso tutto quello che ha sempre pensato su “Il grande inganno del web 2.0”. Ne canta a tutti gli entusiasti della bloghizazione, ai filosofi della cyber collaborazione, ai confratelli della egotica digitazione. E’ arrivato persino a pubblicarlo per Laterza, lo stesso editore di “Blog Generation”di Giuseppe Granieri, quello che lui stesso cita nell’ introduzione come “compendio ideologico” di quell’ universo nazionale che tratta come: “una blogosfera piccola, provinciale e priva di grandi nomi”.

Robetta pesante, ma non nuova per chi Metitieri se l’è spesso trovato ad addentargli il thread con tenace caparbietà. Da anni lui è stato con il fiato sul collo dei blogger italici più o meno noti, al punto da beccarsi una solida nomea da grande troll. Lui si occupava di Internet già nel 92. Veterano della prima generazione, sul web ha molto seriamente scritto e pensato.

A pochi giorni dall’ uscita un certo Zio Bonino appare su FriendFeed: “Stamattina sono stato in libreria a cercare il suo libro. Era esaurito. Adesso si dice in giro che Fabio Metitieri è morto”. Infatti si postava in giro di un suo infarto improvviso, presto si seppe pure che era vero.

5) Giuseppe Verdi sapeva che la nota “la” della sua orchestra doveva essere  a 432 Hz, la chiamava  “l’accordatura scientifica” e da tale calibratura sonora uscirono le famose “voci verdiane” piene, potenti e corpose. Poi le cose cambiarono, sinistre forze occulte fecero salire il “la”  emesso da un diapason standard fino a  440Hz… Così per molti, dietro l’attuale accordatura degli strumenti musicali di tutto il mondo, ci sarebbe una gigantesca cospirazione.

Questa teoria sembra appassionare persino Mick Jagger, ma  in Italia ha il suo più qualificato esegeta nel musicista elettronico  Andrea Doria, allievo di Ananda Bosman scienziato, esoterista e guru svizzero. I cultori del “la a 432 Hz” sostengono che questa sia l’ autentica frequenza aurea che armonizza la musica sui ritmi dell’universo, sia perché multiplo del “battito” terrestre che è di (quasi…) 8 Hz, sia perché riuscirebbe a stimolare il corpo umano a secernere endorfine benefiche.

Chi cerca cattivi al soldo della parte oscura della forza dice che fu il nazismo, per mano di Goebbels, a imporre nel 1939 la diabolica disarmonia a 440 Hz. Un pubblico esorcismo contro il diapason malefico sarà così officiato al Flaiano, teatro costruito al centro Roma sul tempio di Iside.

Le tre proprietarie ci  vivono asserragliate come il fantasma dell’ opera. Sono Rossana Siclari regista, Elisabetta Del Buono musicista e Gianna Volpi che adatta testi. Tre sacerdotesse del “la” perduto che  il 10 marzo  metteranno in scena la Tosca a 432 Hz.

6) Giulio Jacucci era un neo ingegnere nato a Roma. Una volta bilaureato al Politecnico di Milano e all’ Università di Darmstadt in Germania, sente il richiamo dell’ amore, si sposa  una ragazza finlandese e la segue a Helsinki.

Correva l’anno 1999, Il modello “7110” della Nokia era diventato un cult mondiale grazie a  “Matrix”, dove Neo e quelli del Bianconiglio lo usavano per smaterializzarsi. Jacucci intuisce che in quel preciso momento la Finlandia poteva essere il suo Eldorado: “Erano i leader, pronti ad appoggiare ogni ricerca con dieci volte le risorse che avrei avuto in Italia!”

Entra così in un gruppo dell’ “Helsinki Institute for Information Technology” (HIIT) e si inventa  il grande schermo multitocco “MultiTouch Cell”, serve a creare anche intere pareti di  monitor LCD su cui si può operare con un numero illimitato di mani sullo schermo.

Ora è coordinatore per la Finlandia del Progetto Europeo “BeAware” di cui sono partner la Svezia e l’ Italia con Enel. “Sviluppiamo applicazioni per cambiare consumatori in attori nella conservazione dell’energia, attraverso sensoristica wireless, applicazioni intuitive e coinvolgenti”.

Jacucci e i suoi lavorano da un anno su famiglie campione (per ora 4 italiane e 4 svedesi, ma presto raddoppieranno).  Ogni consumo residenziale viene intercettato da sensori e trasmesso sul palmare di ciascun membro delle famiglie cavia. In nome del risparmio si combatte  in un percorso di obiettivi e  livelli simile a quello di un video game multiplayer. Per “educare” nasce così il primo reality energetico.

7) Maurizio Bogino da Gorgonzola ha studiato da ragioniere. Negli anni 70 il bisogno di lavorar subito, e tanti fratelli, lo costrinsero a coltivare solo clandestinamente la sua vera grande passione per l’ elettronica. Legge avidamente riviste di elettro bricolage come “CQ elettronica”, ancora conserva rilegate le vecchie annate di allora, e frequenta la “Scuola Radio Elettra”; il “Mit” per corrispondenza dell’ Italia del boom postagricolo. Bogino inizia a riparare autoradio, si specializza e riesce a mettere su un’ attività a conduzione familiare che nel ‘95 diventa l’ “ADV Telecommunications”, un centro di assistenza per la riparazione di apparati di trasmissione dati. Oltre riparare inventa molte ingegnose applicazioni. Quando suo padre si ammala  gravemente, lui si accorge che manca un servizio di Messa in diretta streaming per chi è in ospedale o allettato. Assembla “VerbumRadio”, un apparecchio che permetta di trasmettere e ricevere funzioni religiose via web. Bogino comincia a girare per santuari e luoghi di culto per convincere decine  preti a far collegare il suo scatolotto all’ uscita mixer dell’amplificazione della loro chiesa. La sua VebumRadio può essere aggiornata da remoto ogni volta che una nuova chiesa si collega, a cominciare dalla vicina parrocchia fino alle più importanti basiliche. Per ascoltarla basterà che l’ anziano o il malato prema un pulsante. La radio presto potrà anche monitorare il suo utente attraverso un braccialetto che segnala pressione, battito cardiaco ecc. Così Bogino pensa a salvar anime e corpi…Nei limiti del possibile.

8 ) Per otto anni studiato da  seminarista a Bergamo, poi Andrea Mangiatordi ha gettato la tonaca e si è messo con gli Askers, un gruppo che suona ska e reggae. Oggi la sua vera vocazione l’hanno scoperta gli uomini di Negroponte che l’ hanno chiamato in Uruguay. Qui è dentro al progetto Ceibal, ossia l’incarnazione locale del più famoso One Laptop Per Child.

La fase sperimentale del piano termina a fine 2009, a ciascun bambino della scuola primaria sarà regalato un laptop con un’infrastruttura di connettività adeguata. Andrea ha 27 anni e si è inventato “Farfalla”, un’applicazione in grado di rendere più semplice la comunicazione e la scrittura di testi per persone con gravi disabilità. “Le mie due principali passioni hanno in comune una tastiera-racconta via Skype-quella del pianoforte e quella del computer”.

Andrea a Bergamo era nel Linux User Group locale, ora vive a Montevideo, in una casetta vicino al mare, tutti i giorni pedala in bicicletta su una strada tutta buche per lavorare nel team del LATU (Laboratorio Tecnológico del Uruguay). E’ un grande centro di ricerca dove si concentrano tutti gli scienziati del Paese, dagli agronomi alimentaristi agli informatici. Per cinque mesi avrà a fianco un ingegnere per ottimizzare la sua invenzione. Sarà  utilizzata da bambini con difficoltà  motorie e visive.

9) Il rovello di Luigi Iulita era di inventare lo “sgabello del diavolo”, quello che incolla il giocatore di slot machine al suo strumento di estasi e perdizione. Iutita produce a  Istrago di Spilimbergo speciali sedie da casinò, ma da qualche tempo studia in maniera scientifica il rapporto uomo-macchina da gioco con i maggiori esperti italiani in ergonomia.

Non tollerava che ci si preoccupasse tanto per il confort di chi lavora, mentre nessuno ha mai pensato a chi gioca. Per Iutita anche chi passa ore attaccato a una slot machine ha diritto di salvaguardare la propria cervicale; l’ ergonomica da sedile per giocatori d’ azzardo si è trasformata per lui in una scienza esatta; anche perchè sa bene che chi meglio siede sta più tempo attaccato alle macchinette.

Iutita ha fondato “Giserg”, un gruppo interdisciplinare per studi ergonomici composto da specialisti di settore di area politecnica e medica. Gli studiosi del morbido azzardo hanno elaborato “Play in comfort”, una ricerca sulle postazioni da gioco per macchine automatiche. Il Casinò di Venezia ha fornito locali e attrezzature per le prove pratiche. Tutto è statao validato da cattedratici dell’università di Udine.

A novembre ci sarà la fiera internazionale dei Casinò a Las Vegas, sarà la grande occasione per i sediari friulani che presenteranno i loro studi all’University of Nevada di Reno, l’ unica al mondo dove ci si laurea in direzione di Casinò.

10) Il digital divide in Italia è cosa passata, la bibbia della parrucchiera “Novella 2000” pubblica la sua prima paparazzata web 2.0. Una redattrice intrufolata  in Facebook ha spiato  firme più o meno note del giornalismo nazionale. Con il motto “L’ Intellighenzia non ha più segreti” ha beccato   solo uomini (me compreso), ma quasi tutti convinti che un profilo nel social network fosse un’ estensione web delle  glorie oldmediatiche. Così il cardinale degli anchormen Bruno Vespa sii scopre bersaglio passionale giovani fanciulle, come accade anche a Pier Luigi Battista, vice direttore del Corriere della Sera. Per ora cyber radioserva ha spifferato ben poca cosa, ma la paparazza, analizzando foto, gruppi e preferenze, è riuscita a ventilare la passionaccia per i piedi femminili di un suo collega, come la vanità di mostrare casa propria di un altro. MySpace  invece funziona in Italia dal 2006, ma  Tom Anderson e i suoi amici non hanno fatto in tempo a  registrare anche il domino www.myspace.it. Purtroppo per loro  ci ha pensato prima la “Way To Be Spa” di Civitavecchia. Così chi  confonde quell’ indirizzo con l’originale, si trova dentro a un perfetto smistatoio di incontri zozzi.  Myspace taroccato offre un’ ampia scelta di networking, dal sesso virtuale  all’ incontro carnale. Per entrare nella zona tosta servono nome cognome e codice fiscale, ma anche l’ area della semplice smutandata non lascia dubbi di quanto sia socievole il Maccaroni Myspace.

11) Solo per caso  all’ Università della Calabria  è stata progettata l’ alcova delle mille e una notte. Il  professor Maurizio Mazzupappa, del dipartimento  di Meccanica, tempo fa lavorava  a  un progetto di macchina per la realtà virtuale. Si accorge però  che la “scatola” del congegno che doveva servire a vedere in 3d reperti da museo, assomiglia tanto a un letto a baldacchino. Nasce così Hi-can (High Fidelity Canopy), lo scannatoio ad altissima tecnologia.

Edoardo Carlino, specializzato in Industrial Design, trasforma la ferraglia in un raffinatissimo oggetto, gli ingegneri dell’Università provvedono a farlo attrezzare di  videoproiettore e schermo motorizzato a tendina. Ci incastonano un computer media-center, l’impianto stereo, la console XBOX. Illuminazione soft e centralina per il controllo ambientale.

Il prototipo viene così portato a una fiera del mobile nell’ Emirato di Dubai. E’ l’apoteosi; quel letto a baldacchino dalle mille lussurie tecnologiche manda in visibilio gli sceicchi locali. Già sono migliaia gli ordini on line, tra le personalizzazioni sultanesche più richieste il materasso ad acqua e l’ ampliamento della superficie “operativa”, perchè chiaramente a loro due piazze non bastano. Si parla pure di rifiniture in oro massiccio.

La “Ferrari” dei letti dovrebbe costare circa  € 30.000. Ci si può chiudere dentro come in un bozzolo, il controllo domotico permette persino la rilevazione a distanza di gas narcotico e  indesiderate presenze attorno al nido d’amore.

12)   Leonardo Fortino e Andrea Bartocci, nemmeno cinquant’ anni in due, sono stati compagni di studi alla Sapienza di Roma. A settembre dell’ anno scorso  iniziano assieme l’ attività di designer, potrebbero cercare la fama progettando sedie, lampade e tavolini, ma scelgono la via più difficile: si inventano la compostiera domestica per ecologia metropolitana. E’ una bella sfida, probabilmente ben poche persone saprebbero spiegare in cosa consista il compostaggio, ma forse, proprio perché il sibillino attribuisce fascino, alcuni blog italiani cominciano a diffondere divertiti la filosofia che sta dietro a quel bel vasetto di polipropilene, bianco e verde acido, che loro hanno battezzato “Jarst” il mini-composter.

L’ idea che spinge gli inventori è quella di rendere possibile, anche nell’ angustia di un appartamentino in città, una pratica agricola che è sintomo di moderna sensibilità ambientale, ma unita a un arcaico senso di parsimonia energetica.

Proprio come accadeva nelle adiacenze dell’ aja, nelle più schiette tradizioni rurali, nel cestello interno alla compostiera di design è possibile mettere gli avanzi della cucina (solo quelli!!!!). In 5/6 mesi diventeranno ottimo fertilizzante per la pianticella che è interrata nel vaso comunicante.  Basterà aprire un diaframma e la concimazione avverrà come da sempre nei campi coltivati. La differenza è che un filtro a carboni annienterà, nell’ appartamento del perfetto ambientalista, quell’ odorino  di concimaia che suscita poetici sensi solo all’ aria aperta.

13) Il Conte Piero Gondolo della Riva è di antica e nobile famiglia cuneese, a Torino esercita la sua passione retrofuturista. “Mi piace trovar tracce di quelli che si mossero nell’ ucronia, ossia il non tempo, a differenza dell’ utopia che è il non luogo.”

Da sempre il conte della Riva colleziona documenti sulle visioni del futuro nel passato, che va scovando soprattutto a Parigi. E’ un anticipatore dello Steampunk, la scuola di pensiero che immagina una tecnologia avanzatissima, ma funzionante a vapore e ambientata in epoca vittoriana. A soli 13 anni d’ età il Contino Piero aveva già iniziato una collezione su Giulio Verne, che poi cedette a un museo di Amièns.

Scartabellando tra i suoi reperti, libri, manoscritti, suppellettili ecc, si scopre che sin dall’ 800 si cominciarono in tutt’ Europa a fare previsioni sul 2000. Ce ne sono tracce in cartoline di molte città, anche italiane, con aggiunta di macchine volanti e ferrovie sopraelevate a bizzeffe.

Una locandina del teatro Gianduia di Torino ci prova che già nel 1876 si rappresentava una commedia dove il tema era la conquista della luna.

Nel 1890 Albert Robida ne “La vie electrique” immaginava la società degli ani 50,  le donne facevano sport e i mestieri degli uomini e gli aerei atterrano sul tetto delle case. La profezia però mostra il punto debole nella visione della servitù che abitava gli attici, ma solo perche costretta a ricevere gli ospiti aerotrasportati in visita ai padroni di casa.

14) Giorgio Molinari ha in mente di trasformare ogni oggetto in un live show fantastico. E’ già fornitore di quasi tutti i maggiori teatri italiani, ma si è incaponito a voler forzare spazi e tempi di rappresentazione attraverso le tecnologie digitali più avanzate. Per lui è ora che lo spettacolo inizi a tracimar fuori dai luoghi canonici. La sua prima moglie era regista e lui fece l’ attore per un po’ di tempo, ma lui era più interessato alle luci che al testo, scelse di reinventare la macchina invece che starci dentro a recitare.

Fonda vicino a Bologna la Molpass, in pochi anni definisce un sistema che controlla da un’unica regia tutte possibili attività di uno spettacolo. Cerca tecnici che siano al top in ogni settore; dall’elettroacustica, al video, alle luci. Per i sistemi di movimentazione e sollevamento delle scene assume addirittura un’ex pilota d’elicottero. Infine l’idea estrema: qualunque corpo solido, superficie o ambiente può essere trasformato in qualunque altra cosa, basta saper come animarlo d’immagini proiettate, luci e suoni. Molinari chiama a raccolta i suoi dipendenti e li trascina nel suo primo esperimento di realtà poli sensoriale iper aumentata.

Il luogo prescelto per il test è il Castello dei Ronchi a Crevalcore, dove lui andava a giocare da bambino. Riesce a coinvolgere il visual director Paolo Miccichè e costruisce virtualmente su quel castello un estratto del Macbeth. Chiunque vi ci sia immerso, resta senza parole.

“Nel buio della notte all’improvviso si anima una scena con Lady Macbeth sonnambula che cammina sui cornicioni del castello. Un set di 20 metri per 40, con 7 punti di trasmissione audio, sembra quasi che il suono si infili nelle ossa delle persone.”

Ora Molinari pensa al campionamento del patrimonio artistico, monumentale e musicale per esportarlo nel mondo sotto forma di set sensoriali. “E’ una ricchezza che non può essere trasportata fisicamente, ma con i miei mezzi è possibile far risorgere in qualsiasi luogo una cattedrale, una battaglia a cavallo, lo sfondo di un coro.”

15) Ilario Navarra, 27 anni, è un folle eroe luddista. Sta attraversando le tre Americhe da solo con un vecchio “Vespone” d’epoca.  E’ partito l’ 8 maggio, il suo piano per giugno prevede il transito del Montana alla volta dell’ Alaska. Poi di nuovo giù fino in California, Nevada, Messico, Centro America, Colombia, Ecuador, Perù, Cile, Terra del Fuoco, e risalire per Argentina, Brasile, Venezuela, centro America, per poi tornare nuovamente al punto di partenza.
Ancora ce ne vorrà per coprire tutti quei 70.000 chilometri, che ha deciso di divorarsi  in due anni di vagabondaggio a basso profilo tecnologico. Da Milano a New York Ilario è andato in aereo, ma la Vespa era partita via nave, è il modello “Sprint veloce 150” del 1970. E’ molto spartana, ma lui pensa che: “Meno roba c’è e meno si rompe!” Anche la tecnologia che si è portata dietro è all’osso: un notebook dei più economici per aggiornare il suo blog (http://www.vespanda.com), un lettore mp3, una macchinetta digitale per le foto: “Io con questa Vespa avevo già fatto 60.000 chilometri in Europa, senza navigatore e sempre usando cartine geografiche.” Per Ilario il concetto di libertà assoluta coincide con il non avere nemmeno un’ombra di sponsor, anche se di offerte ne ha avute: “ Ho lavorato per tre anni e mezzo all’ufficio vendite di una fonderia a Modena, ho messo da parte quanto mi basta per fare questo viaggio, spendo 40 euro di media al giorno e non voglio sentirmi legato a nessuno!”. Suo padre è un po’ in ansia, gli aveva anche regalato un telefono satellitare. Lui però si ostina a tenerlo spento.

16) Serena Nardo e Michele della Guardia vivono  nella campagna romana. Assieme hanno costruito una fantastica centrale casalinga di controllo telematico del grasso umano, da tutta Italia 7000 persone  speranzose di perder peso pendono dal loro server con tutta la propria massa d’adipe sotto controllo giorno dopo giorno. Serena è medico nutrizionista, Michele si era quasi laureato in medicina, ma poi ha scelto la deriva informatica. Serena segue i suoi pazienti assieme a due colleghe, ogni sera verso le 22  inizia a sincronizzare i dati che le arrivano grazie a un software elaborato da Michele. Dai vari punti di controllo piazzati nelle farmacie o dagli studi medici collegati in media a Serena arrivano i dati di 40 misurazioni corporee al giorno, dati che lei  elabora entro mezzanotte, esortando, sgridando, lodando i ciccioni e seguendo le loro diete passo dopo passo.

Tutto nasce da un idea folle di un medico tedesco Joerg Marris che una decina di anni fa iniziò a coltivare l’ idea di seguire e controllare gli obesi  a distanza, senza dover mettere loro le mani addosso. Michele diventa il suo collaboratore e perfeziona l’ idea in un sistema consolidato di rete per scambio di informazioni sullo stato della ciccia umana. Trovano una ditta italiana che costruisce impedenziometri, ovvero macchine che misurano la composizione corporea di un paziente, progettano una modifica che consenta a un telefono gsm incorporato di inviare i dati del paziente a un server. Quei dati che Serena elabora ogni notte rispedendo a ognuno dei pazienti registrati nel sistema un sms con indicazioni precise e su cui poi striglia o loda quelli che ogni notte sono collegati a lei via web. www.lineamed.it

17) Vasco e Loris Petruzzi vorrebbero diventare il chiodo nella scarpa di Steve Jobs. Hanno brevettato 137 modelli diversi di un computer che, nei loro progetti, dovrebbe cambiare radicalmente i canoni estetici dell’ hardware.  I due fratelli romani sono convinti che ogni oggetto tecnologico dovrà essere personalizzato sui gusti e il carattere dell’utente; il total blank è ormai  inflazionato, come pure quei mastodonti neri che  occupano spazi vitali della nostra casa con la loro tracotante invadenza.

“Avete mai visto una rivista di arredamento dove si vedano computer? Rispondono i Petruzzi brothers a chi chieda loro la ragione della loro crociata, sostengono che  ogni attuiale modello di computer, per quanto trendy, sia ancora un alieno che atterra a casa nostra. Ecco quindi che nasce “Dina Pirami”, il computer a forma di piramide. Disponibile in acciao, alluminio, marmo di Carrara, ha solo il cavo di alimentazione, si collega wireless con il monitor del televisore, ha vari imput, tastiere, telecomandi e, a richiesta, un software che legge i gesti intercettati dalla web cam, “Il salotto di casa è il luogo di produzione dei valori, il nostro computer entra a far parte dell’ arredamento, diventa invisibile, ma è il cuore di tutta la tecnologia per comunicare e ricevere informazioni.”

La piramide è stata dotata di un sistema di raffreddamento brevetatto dai fratelli e testato in laboratorio. E’ in arrivo il Colosseo, la Torre di Pisa, la  Tour Eiffel. Poi verrà il modello a forma di gatto, di sottomarino, di conchiglia…Le liste di nozze non potranno farne a meno.

18) Si dice che quando nel 2008 l’ allora Ministro Giovanna Melandri vide arrivare sul suo tavolo un “Progetto 47”, dedicato alla digitalizzazione dei cimiteri, andò su tutte le furie. Convocò i suoi collaboratori,  qualcuno aveva forse tentato di prendersi gioco del suo serissimo concorso nazionale per giovani che avessero idee innovative per la loro città? Sembrava un fake  da “47 morto che parla”, invece era tutto vero e quel progetto cyber cimiteriale vinse il concorso. La startup fu così finanziata e oggi finalmente il servizio di ricerca on line del luculo è una realtà sul mercato. L’ idea venne a un gruppo di otto volenterosi, tra ragazzi e ragazze, che decisero un giorno di risolvere con l’ informatica uno dei problemi dei loro concittadini di Rosolini, in provincia di Siracusa. Il cimitero comunale aveva come unica guida un custode, assolutamente insufficiente a fornire spiegazioni sul’ ubicazione di tombe e lapidi ai parenti che venivano, molti anche dall’ estero, in visita per  fare un saluto ai loro cari defunti. Ecco così che Biagio Teseo, Simone Migliore, Vincenzo Mazzeo si mettono a lavorare al software e l’ interfaccia grafica, gli altri invece si occupano dell’ immissione dati, operazione di archeologia documentale per nulla facile. Alla fine ben 15.000 defunti, dagli anni venti ai giorni nostri, sono nel data base. Al cimitero-pilota di Rosolini esiste ora  un chiosco multimediale dove ogni parente può cercare i suoi morti e con soli due passaggi stamparsi la mappa con l’ esatta ubicazione della tomba. Lo stesso è possibile on line da www.progetto47.it .

19) Raoul Carbone è pioniere in Italia per abuso di Manga, Anime, videogiochi sin dalla prima generazione. Vive tra simulacri di plastica, robot transformer e quant’altro appartenga all’immaginario ludico contemporaneo. Gli è complice la moglie, l’artista Zoe Lacchei, che dipinge con tecniche giapponesi donne drago e colleziona film d’animazione rari. Quando Raoul lascia quella casa che sembra il paese dei balocchi, copre con la grisaglia d’ ordinanza gli enormi tatuaggi da samurai e assume quindi  la sua identità pubblica di Presidente del Gruppo di Filiera dei Produttori Italiani di Videogiochi di Assoknowledge (Confindustria).

Raoul è convinto di riuscire a vincere la sua battaglia quotidiana con le associazioni di genitori ludo fobici e poter imporre il video game come una nuova forma di espressione artistica e culturale, oltre che un prodotto industriale d’eccellenza. “Il videoludico in Italia vale ben oltre 1 miliardo di euro (hardware e software venduto in un anno), ma la produzione nazionale di videogiochi genera un fatturato di soli 30 milioni di euro.”

Accade questo anche se oltre l’85% dei giovani dai 18 ai 25 anni sia un videogiocatore, così Raoul cerca la sponda istituzionale: in un singolare mix tecno risorgimentale nasce “Gioventù Ribelle”, il videogioco commemorativo dei 150 anni dell’Unità d’Italia, promosso dal Ministro della Gioventù, con il Patrocinio del Presidente della Repubblica e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. A inizio 2011 a Roma Prati aprirà i battenti il Video Game Museum, in mille metri quadrati il sogno di Raoul e del socio Marco Accordi Rickas.

Sarà uno degli unici poli europei per lo studio, la preservazione e la ricerca sulle Opere Multimediali Interattive.

20) Ilaria Vallone da Benevento si era appena laureata in Legge a Pavia quando cominciò a sognare le stoffe. “Avevo in mente l’immagine fissa di un tessuto, pensai che nella vita sia meglio seguire i sogni…”

Così Ilaria butta alle ortiche gli studi giuridici, la carriera da avvocato e fugge a Roma per iscriversi all’Accademia di Costume e Moda; nel settore che a lei interessava, è luogo dell’eccellenza nella creatività. Dopo due anni di studio Ilaria è prima classificata nel “Final Work di Moda 2010”, inventa abiti da sera che sembrano paramenti di un sacerdote druido, per realizzarli “costruisce” la sua stoffa onirica che altro non è che  feltro.

“Il feltro è il più antico tessuto-non tessuto, nasce dai peli della selvaggina trascinata nelle caverne, per la pressione e il freddo restavano attaccati assieme.” Nessuno aveva mai usato feltro per creare abiti di alta moda, così Ilaria deve farsi da sola le pezze che le servono. Non è facile costruirsi in giardino una pezza di due metri per sei, il fidanzato l’aiuta. Stendono su un nylon da imbianchini i fiocchi di lana Merino acquistati a Prato, bagnano tutto, pressano e rollano come una grande sigaretta. Ilaria compone il disegno con strati di lane di diversi colori, lui bagna, comprime, arrotola e srotola. Il primo abito feltroso costa 24 ore di lavoro ininterrotto, ma è valsa la pena.

“Il feltro è ultra biologico. E’ perfettamente isolante e traspirante allo stesso tempo. La sua lavorazione è a impatto bassissimo, io ho pensato persino un sistema di recupero dell’acqua che serve per compattarlo!”. Passata la moda dei tessuti hi-tech, Ilaria profetizza la resurrezione del suo feltro preistorico. In Brasile si sono già accorti di lei, in Italia meno…

21) Gabriele Loiacono, 46 anni di Roma, scommette che il suo “Qube-os” sarà un passo considerevole verso l’ abbattimento del digital divide nazionale. Il giocattolo, su cui lavora da due anni è un ambiente operativo web based, che appare agli occhi dell’utente come un comune desktop. Da settembre è usato in versione beta da un’attiva community di 1500 persone, molti degli iscritti sono programmatori e stanno facendo un’ attività di debug, ma è possibile per chiunque già attivare gratuitamente Qube-os  attraverso il proprio computer.

“I vantaggi sono l’estrema velocità di esecuzione delle applicazioni, anche con connessioni tipo pennette per adsl mobile-dice Gabriele- la possibilità di creare comunità sono poi pressoché infinite e vogliamo mettere la totale assenza di virus?”

L’utente quando si logga a www.qube-os.com ha a sua disposizione un ambiente operativo organizzato funzionalmente come il desktop di un personal computer, ma utilizzato via internet e con la possibilità di usare applicazioni come la Suite Office, Organizer, Mediaplayer, chat e altre in continua implementazione. In più nell’area “social” si possono  condividere files e cartelle con i propri amici.

Il nucleo fondatore del computer immateriale, oltre a Loiacono, che si è sempre occupato di tecnologie per la formazione a distanza, comprende Andrea Battellocchi e Antonio Romano che hanno sviluppato tutto il codice  del nucleo centrale di Qube-os.

Da  metà dicembre disponibile anche l’interfaccia mobile (Android Based, iPhone/iPad).

22) Erika Morri art-designer bolognese ha creato una linea di “gioielli connettivi”, fatti con materiale per elettricisti. Ogni donna, portandoli sulla propria carne, diverrebbe un potenziale social network.

Erika è stata per 12 anni atleta di spicco nella Nazionale femminile di Rugby, ha giocato duro in sette europei e  due mondiali, ma ora si è lavata di dosso il fango e le escoriazioni delle mischie e indossa, in versione glamour, le sue creazioni. (http://www.elecktrochic.com/).

La fulminante idea dell’arte del cablaggio femminile nacque nel magazzino di un ufficio; Erika vide quei fasci di bei cavi colorati pronti per un impianto, prese ad allacciarli e annodarli  fino a farsene una collana; nei suoi colleghi si scatenò subito un irresistibile desiderio di “connessione”.

“Ho così iniziato a passare ore e ore in un negozio di materiali elettronici, osservavo e ascoltavo i discorsi dei tecnici che venivano a fare acquisti, ho capito la differenza tra un plug, un mammut, un morsetto a cappuccio, un serra cavo…Ho cominciato a studiare i colori e le possibilità di adattamento di quel fantastico oggetto, che è molto di più che un fascio di fili conduttori ricoperti di materiale isolante…”

Quel “di più” Erika è andata a spiegarlo ai titolari di una serie di atelier a Londra, quelli l’hanno presa sul serio e ora Elektro-chic ha iniziato la sua startup verso la commercializzazione.

“I monili vanno “sentiti” come conduttori sensibili della propria energia. S’indossano per puro piacere di esprimere se stesse, decidendo se e quali fili scoprire… quali collegamenti allacciare, quali interruttori accendere o spegnere, quali mondi mettere in comunicazione.”

Il packaging è naturalmente in sintonia: ogni gioiello è offerto dentro una scatola di derivazione chiusa. Alla donna che la riceve, per espandere la propria intima connettività, sarà necessario emanciparsi anche nell’uso del cacciavite.

23) Fernando Erriu ha dedicato almeno trent’ anni dei suoi quarantasette a inventare forme di energia alternativa. Oggi è perito industriale, opera nel Cagliaritano e vanta quattordici “invenzioni” brevettate, di cui gran parte già in produzione, ma già da ragazzo si costruiva automobili da corsa a energia solare. “Ho anche partecipato ai campionati europei e  ho battuto agguerritissimi concorrenti  stranieri…”

Quello che potrebbe essere l’ asso vincente di Erriu ha un nome: “ETYP”; è in sintesi un dispositivo che trasforma in energia elettrica il passaggio delle automobili lungo una strada. “La mia invenzione  è coperta da brevetto internazionale, già hanno tentato di copiarmela sia gli Americani che gli Israeliani, ma i loro sono tutti sistemi che sottraggono energia alle auto rallentandone il movimento, il mio è l’ unico  che non influisce minimamente sulla velocità del veicolo.”

ETYP infatti trasforma l’energia cinetica dei veicoli in transito in energia potenziale di un fluido e dunque in energia meccanica ed infine in energia elettrica. Il “cuore” del dispositivo è costituito da una piastra in metallo collocata sotto il manto stradale sulla quale sono montate una serie di cellule base (trasduttori di energia) che sfruttano la forza peso di un veicolo in transito per pompare in un circuito idraulico un fluido in pressione. “A primavera saranno operativi i primi  impianti pilota, a Torino e Alberga, si immagini che da ognuno si possono ottenere cinquanta chilowattore al giorno, senza nessun impatto ambientale e senza togliere nulla a nessuno!”

24) Fabrizio D’ Aloia è convinto che gli Italiani che più velocemente imparino a usare Internet siano quelli che giocano on line. Quarantasei anni, da Benevento, con una laurea in ingegneria elettronica D’Aloia ha avuto naso per capire che la rete avrebbe rappresentato un luogo ideale per espandere la passione nazionale per il gioco in tutte le sue forme.

La sua “Microgame” oggi vanta due milioni di utenti, attivi su una piattaforma applicativa per il gioco a distanza totalmente progettata e sviluppata in Italia e da italiani: “Abbiamo pensato al nostro giocatore tipo e alla rete nazionale, abbiamo dovuto molto lavorare sulla velocità operativa, sulle interfacce, sulle  forme di pagamento, sull’ assistenza tecnica.”

Un bel vestito su misura per 250.000 giocatori al mese con picchi di 90.000 giornalieri, in media ogni secondo si apre un tavolo da poker. ”Se rappresentassimo fisicamente i tavoli  da gioco che gestiamo, simultaneamente, supereremmo quelli di tutti i casinò d’Europa!”

Nel paese dei balocchi creato da D’ Aloia è possibile tracciare ogni giocatore che si colleghi o compia transazioni di denaro, anche per tutti i giochi a distanza consentiti  oggi in Italia come  scommesse ippiche, Gratta e Vinci,  Superenalotto, Totocalcio.

Il guru del cyber gioco è oggi convinto che non abbia più senso mantenere ancora in piedi un’infrastruttura materiale: “Il gioco nelle ricevitorie e nei corner è anacronistico, richiede un costo sociale elevatissimo, sia per il controllo di riciclaggio, di ludopatie, di accesso ai minori.”

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