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ALLA RUPE TARPEA 2.0

Vorrei fare un punto finale e trarre qualche riflessione dal caso “Rupe Tarpea”, almeno come oramai viene chiamato dai thread di agenzia che, mentre scrivo, vedo uscire numerosi. Tutto era iniziato domenica 26 settembre quando nel pomeriggio ho visto la discussione che si animava in una nota di Facebook dedicata alla scuola e i disabili. Ho ritenuto giusto partecipare, ho un figlio autistico, conosco bene il problema dell’ inserimento scolastico di un ragazzo con dei problemi. Non mi sembrava tollerabile che un signore, soprattutto un insegnante, ne parlasse in maniera così ottusa e violenta. Ho espresso il mio parere nella nota e il signore continuava a ribadire la sua posizione affastellando idee un pò confuse sulla  decadenza genetica, sulla selezione naturale, sul primato della sua figliola tredicenne “per mia fortuna regolare”.

Mi è sembrato sinceramente  troppo per far finta di nulla,  ho quindi redatto un post su questo blog con il cut/paste dei suoi commenti estrapolati dalla discussione, ma ho per correttezza  allegato anche il testo completo perchè la mia non sembrasse un’ intrerpretazione forzata del suo pensiero. Ho pubblicato il link del post su Facebook e dopo mezz’ora il server che ospita il blog era tracollato, son stato costrertto a  far intervenire chi lo gestisce per ritirarlo su. L’ amico Stefano Moriggi scrisse ciò che pensava in proposito sul suo blog,  Lo stesso fece Eleonora Bianchini, che non conosco se non come amica di Facebook, ma ne ho diverse migliaia. Mi ero poi promesso di chiuderla lì, la mia posizione erra troppo condizionata dall’ esperienza personale per  continuare ad accanirmi su quel tipo. Ancora mi domando se ci fosse stato in questa  mia operazione “editoriale” anche un minimo desiderio di vendetta, ancora rispondo di no.

Son troppo sereno e felice di avere un figlio così come è per pensarlo svantaggiato rispetto agli altri ragazzi. Certo come ogni genitore di disabile non riuscitrò mai a sorridere al cento per cento, ogni gioia e ogni piacere son sempre attentati da quel pensiero fisso: “e quando io non ci sarò più chi si occuperà di lui?” Comunque questo è un problema mio, che non voglio elaborare dando addosso al professore in questione. Vorrei soltanto che non fosse possibile esprimere con leggrezza giudizi così segnati dall’ ignoranza. Non dico certo che chiunque non abbia diritto alle proprie idee, ma deve essere chiaro a tutti che esprimerle in forma scritta in Internet significa “pubblicare e diffondere” il proprio pensiero, che equivale a sottoporlo al giudizio altrui.

Sto seguendo il pullulare di derive di pensiero di ogni genere che, nell’ approssimazione di ogni discussione che si fa in Internet, finiscono per banalizzare ogni possibilità di  approfondimento di un’ idea. Come accade sempre ognuno prende pretesti per proclamare ideologie, schematismi personali, punti di vista imparaticci, copiaincollati, stravaccati e velleitari. Si arriva così a parlare di aborto, di esami prenatali, di religione, di etica, di libertà d’ espressione, di norme giuridiche, di spazi privati d’ espressione, di internet e diritto…In somma riparte il clamore del cazzimpegno posticcio e della trolleria neghittosa.

Poi ci sono quelli che chiedono catene di solidarietà, che insultano quel professore, che chiedono il suo licenziamento, la sua rieducazione, pene e contrappassi di vario genere. A me di questo sinceramente non importava nulla, mi sarebbe bastato segnare nella memoria digitale collettiva la dichiarazione del tipo, così perchè è giusto che chi pubblica un suo pensiero , soprattutto così avverso alla sensibilità altrui, e a quei minimi traguardi di civilizzazione che ci siamo conquistati in materia di umanità,  se ne faccia responsabile. Ho sempre avversato i linciaggi in rete, le chiamate a raccolta, le sottoscrizioni virtuali, ma soprattutto quei noisosi cyberfighetti che parlano ancora del “popolo della rete”. La rete non è più un mondo a parte rispetto a quello concreto, è una modalità di espressione oramai divenuta popolare e fruibile da chiunque. Scrivere in rete non significa più rivolgersi a un circolo chiuso, ma mettere in circolazione idee e pensieri, che possono arrivare ovunque e a chiunque.

Posso dire che l’ esplosione mediatica che è seguita non mi appaga, non mi rasserena, non mi compiace. Ora il Ministro ha ordinato un’ ispezione, ne parlano tutti i telegiornali e i giornaloni importanti. Presto magari il prof sarà chiamato a Porta a Porta e il mondo si potrà piacevolmente dividere tra favorevoli e contrari. Forse finirà pure all’ Isola dei Famosi, glie lo auguro, come pure di tornar sereno pure lui. Spero che non debba subire pene e perdite di lavoro, ma  che questa sia stata per lui l’ occasione per pensarci un pò prima di scrivere in rete.

Il tipo professore ha avuto la sola sfortuna di incappare in me, in un momento in cui non avevo molta voglia di esser magnanimo e soprattutto mi ha stuzzicato su un tema doloroso che riguarda la mia carne viva.  Gli è andata malino, alla fine la prenda come un segno della selezione naturale a cui tanto inneggia, nel web si muove male e quindi si è fatto male. Il bello è che faceva l’ offeso e mi diceva che ero vittima del politicamente corretto…A me che tutti considerano un’ anima dannata?… Infatti congedandomi  gliel’ avevo  pur detto:  “Io sono politicamente scorrettissimo dalla nascita, pochi lo sono più di me mi creda, a mio confronto lei è un chierichetto !!!”

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