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Le trentasei donne leggere di Vittorio Veneto

Sollevazione di donna leggera alla Pensione Rosa

La sollevazione di piazza a Vittorio Veneto non mi ha visto in perfetta forma. Di questo mi sono accorto io rivedendo tardivamente i video della serata. In effetti avendo sollevato trenta sei donne dovrei dirmi soddisfatto, ma in realtà è mancata tensione da parte mia, in sintesi ero un montacarichi non un sollevatore. La tecnica si è raffinata e non ho avuto grossi strascichi fisici, tranne il normale mal di schiena che dura due o tre giorni poi sparisce. Ho iniziato un duro training in palestra e tutti i giorni dedico un’ ora e mezza alle macchine per fortificare la muscolatura interessata alla sollevazione. Come al solito l’ improvvisazione rende più pathos, ma crea momenti di vuoto e di caduta dell’ attenzione. Questa volta ho appena accennato alla teoria della sollevazione e ho fatto un pò il venditore di penstole aizzando le signore a salire sul palco.

La vera costante nota positiva sono le donne: non serve mai spiegare troppo o giustificare un’ azione all’ apparenza così sgangherata e senza senso. Le donne sembra che sappiano già da sempre in che cosa consista la sollevazione, non è importante spiegare il perchè e il percome; sono venute perchè si sono sentite chiamare da un tipo che vuole sollevarle anche per il proprio sollievo. Loro tutte generosamente lasciano che io tragga sollievo dal sollevarle dal loro peso. Mi commuove molto vedere i volti, i sorrisi, i lievi passi di danza delle sollevate l’ istante che le pongo a terra. Cerco di non incrociare mai i loro occhi, di non fare caso alle mani che mi sfiorano, afferrano e a volte lanciano segnali complici. Ho stabilito che la sollevazione debba essere per me una pratica priva di ogni coinvolgimento emotivo, se così non fosse sarebbe una tristerrima strusciata di piazza e io voglio andare oltre quello che già accade in ogni sagra di paese, quando ballano la mazurca o il tango.

La sollevazione dura in media un’ ora e mezza poi scompaio e non voglio vedere più nessuno. La prima sensazione è di una profonda tristezza, quasi alle lacrime. Mi sono chiesto perchè e mi sono risposto che in effetti qualche peso di quelle donne me lo sono accollato veramente, anche se faccio il guitto e il cinico. Non è poi così immediato salire su un palco e farsi prendere in bilico da uno sconosciuto davanti a mariti, figli, fidanzati o amanti. Chi lo fa sa che qualcosa di pesante me lo lascia attaccato alle vertebre e giuro che si sente. Se moltiplico un peso corporeo medio di 55 chili diciamo per le 36 donne che ho sollevato fanno 2.280 kg,  PIU’ DI DUE TONNELLATE DI CARNE OSSA CAPELLI E ANGUSTIE!!!! che mi carico  sulla schiena in 90 minuti, il tempo in cui l’ uomo medio italiano si guarda una partita di calcio.

A Vittorio Veneto, terra di vino malandrino, ho aggiunto un additivo territoriale alla sollevazione: la sciabolatura del prosecco. In particolare la fatalità mi ha portato sul palco una fantastica produttrice di lubrificante per fughe domestiche: un rosè che non a caso si chiama “ OSE’ “. Ne ho sciabolate tre o quattro bottiglie che ho distribuito come viatico alle vestali giù sollevate. Carnale tepore e vino rosato ghiacciato e decapitato  si sposano perfettamente.  La mia prima sciabolatura ha poi prodotto una nuova religione: IL CULTO DEL SACRO TAPPO. di cui si puà avere nozioni più esatte seguendo il link.

Pensione Rosa

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