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La posta del cuore di Marie Claire febbraio 2010

Caro Gianluca,

ho un problema banale ma che mi sta facendo venire la gastrite. Mi sono lasciata da qualche mese con il mio fidanzato, ti risparmio lacrime e sangue e tira a molla perché il punto non è questo. Il punto è come posso far entrare se non a picconate nella testolina di amici/conoscenti/ex amiche/colleghi etc che di quello che fa il mio ex (compreso chi si porta a letto) non voglio più sapere niente ed evitare di fare come Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia? Il sorriso zen e l’approccio da Bartleby lo scrivano non servono.

C’è un metodo per mettere l’antispam a questo inutile eccesso di informazioni?

Grazie

Bé perché non vuoi saper più niente di quello che accade attorno al tuo ex? E’ saggio da parte tua non mostrare particolare interesse per le indiscrezioni,  ma, d’ altro canto, sarebbe pure sbagliato negarti informazioni utilissime per la tua personale elaborazione della rottura.

Non fare quindi troppa resistenza al flusso delle chiacchiere che ti attraversa, piuttosto cerca di approfittare del sadismo mascherato da solidarietà dei tuoi informatori, efficace per compilare il tuo ricco dossier della felice resurrezione.

Invece di mentire a te stessa, o fare finta che per te lui può fare quello che vuole, comprendi che solo nel suo annientamento radicale puoi salvaguardare la tua serenità.

Rifletti quindi sul duplice vantaggio che questo fortunato frangente può offrirti: 1) Hai gratuitamente un’ utilissima e accurata profilatura sulle transumanze carnali di persone che appartengono al tuo giro, comprese le insospettabili amiche che si contendono i tuoi avanzi. 2) Avrai in futuro elementi di forza per ritorsioni sublimi nel caso lui tornasse a farsi vivo (vorrai pur vendicati di lacrime e sangue versati!). 3) Anche se ci stai da bestia puoi riflettere sulla relatività di ogni rapporto affettivo, coltivando i necessari anticorpi in vista del tuo prossimo naufragio amoroso. 4) Infine, tra i delatori che “vogliono il tuo bene”, puoi valutare concreti approfondimenti e salutari divagazioni sul tema, forse persino piacevoli per te, se non altro per quanto potrà essere atroce per lui averne immediata notizia dal medesimo ufficio affari riservati.

Area non protetta

Caro Nicoletti, quanto sei preparato in tema di corna? Io evidentemente non abbastanza. Perché l’altra sera – cena classica con amici vecchi e qualche faccia nuova – sono rimasta spiazzata dalla leggerezza con cui uno di loro ha detto che trova normale che sua moglie, giovane e carina, possa avere altre storie di sesso. E che in ogni caso lui non vuole sapere, per continuare a vivere tranquillo. Io avrei tre ipotesi: coda di paglia (praticamente lui è in cerca di un’assoluzione preventiva, per la legge delle pari opportunità), istigazione a delinquere, o messaggio trasversale a qualcuno dei presenti? Tu che ne dici? Possibile che la ricetta della felicità coniugale sia l’inconsapevolezza? BOH!? Lisa

Sei entrata nella clinica del libero scambio e lo sai bene. Certe confidenze in cenette tra amici di consolidata intimità non ci si fanno a caso, soprattutto in presenza, non certo fortuita, di “qualche faccia nuova”. Le contrazioni adulterine di cui riferisci con cognizione di causa, sono sintomi del più classico malessere di coppia, di cui ti è già ben chiara la terapia. Vedrai che la prossima volta sarai tu a proporre di giocare al dottore.

Quando le corna lasciano la loro indelebile traccia c’è tutta la vita per espiare.

Giovanna Barbigianni da Forlì, quarantenne imprenditrice nel ramo carburatori, una volta solamente tradì il suo Charlie (detto Carlo), commercialista troppo spesso a Milano.

Il prolasso dei sensi avvenne più per gola che per lussuria. La perdita della virtù coniugale fu soltanto un abbaglio che profumava d’ origano e di alici. G.B. venne colta alla sprovvista dall’ occhio umido di Sinuhe (nome di fantasia) l’ egiziano, il pizzettaro del locale da asporto sotto casa sua. Erano mesi che la guardava.

“Sono stata io a chiedergli di salire fino al quarto piano quel  pomeriggio, mi pesava quello stato  da vedova bianca al tempo della denuncia dei redditi!” Di quell’ incontro rapace e intenso dopo mezz’ora le restò solo il cartone intonso della capricciosa, buttato  sulla consolle dell’ ingresso, ma dopo un mese anche un test di gravidanza positivo.

“E chi ci pensava! Con Charlie avevamo provato in tutte le maniere di avere un figlio, ma niente. Dopo anni di esami, cure, viaggi della speranza già avevamo cominciato a pensare alle pratiche per un’ adozione internazionale.”

Era dunque impossibile attribuire il frutto di quell’ incontro al lecito uso del talamo, come molte fanno. L’ inseminatore poi era fuori gioco sin dall’ inizio.

“Sinuhe aveva già troppi figli al suo paese, io decisi di tenerlo.”Charlie se ne andò di casa annichilendola d’ insulti. Giovanna portò avanti la  gravidanza da sola, ma una mattina Charlie si ripresentò alla porta, come nulla fosse accaduto.

“Gli ha dato anche il suo nome, però in privato me l’ ha fatta pagare cara, molto cara.

“Ora che son passati dieci anni , quando guardo mio figlio non posso fare a meno di pensare al padre naturale.” Charlie questo lo sa, o almeno lo intuisce, ma tace. Solo da quando ha cominciato a frequentare un gruppo di preghiera le rinfaccia un po’ meno  quella pizza galeotta.

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