LA NOTTE DEL GOLEM RISORTO CON TENTATIVI DI SOLLEVAZIONE DI PIAZZA

  • Nicoletti salirà sul palco e introdurrà il tema, lo accompagnerà la band “DER GOLEM”, nota per la sua sperimentazione nel campo del Kabbalistic sound: (Riccardo Alemanno-synth, Fabrizio Rota-batteria, Nello Castellano-basso.)
  • Gli artisti suoneranno per tutta la durata della performance, seguendo, sottolineando e chiosando le parole dell’ oratore e creando un evocativo tappeto musicale.
  • Da quando Nicoletti darà il segnale d’ inizio Il tempo sarà scandito dal film “Der Golem” del 1920 che sarà proiettato alle spalle del palco. (con inserti dura 90’ circa)
  • Il film sarà interrotto durante la proiezione per tre volte con un countdown che anticiperà un segmento di pellicola colorato e montato come videoclip di due minuti  dal video artista Claudio Del Signore. Durante il videoclip il gruppo come commento alle immagini suonerà un brano originale e appositamente composto per l’ evento..
  • Durante l’ esecuzione del pezzo Nicoletti smetterà di parlare e si affiderà alla sua medico curante  che ne controllerà lo stato fisico (cuore, pressione ecc) e alla personal trainer che gli farà scaldare i muscoli alla panca con il bilanciere.
  • Alla fine del pezzo Nicoletti opererà il sollievo della sollevazione di piazza sulle donne che si saranno offerte volontarie e che aspettavano in fila.
  • Ogni sollevazione sarà accompagnata dal rullo del tamburo e culminerà con la storica frase “Golem Alzati in piedi”
  • Alla fine delle sollevazioni riprenderà il reading.

TEMI DELLA SERATA

NASCERE NEL 54 E’ STATA UNA VERA FORTUNA

Nascere nel 54 è stata una vera fortuna. Posso dire di aver  attraversato tutti i “fantastici” decenni di cui si parla ancora oggi con struggente nostalgia. Vediamo di circosrivere la materia: Di fantastico generazionale si è smesso di parlare dopo gli anni 80. Significa che ho fantasticamente lambito quattro epoche, poi fine.

Noi del 54 siamo cresciuti con il boom economico, la televisione e la Mucca Carolina, ma scuola avevamo ancora  i terrificanti manifesti con i mutilatini. Sembrava una leggenda metropolitana che contemporaneamente a l’ Italia di Carosello dei formaggini e della carne Montana ci potesse ancora essere la paura di saltare su una bomba come se invece di Perugia, Firenze, Padova ci fossimo trovati a Kabul. La mia classe ne aveva almeno due o tre appesi accanto alla carta geografica e i cartelloni con le lettere dell’ alfabeto. Erano grossi manifesti con un telaietto rigido che raffiguravano tutte le varie bombe a mano o mine, sia dell’ Asse che dei liberatori, che avremmo potuto trovare giocando nei parti o in qualche mucchio di macerie di case bombardate.

A indicarci la santabarbara era sempre un nostro coetaneo in pantaloncini corti che si reggeva su una stampella perchè al posto di una gambina aveva il triste moncherino. “Un ordigno come questo ha causato le mie mutilazioni…Non toccatelo chiamate i carabinieri!!!” Altri ancora più splatter facevano vedere proprio l’ esplosione con in bimbo che zompava in aria e poi mutilato che piangeva. Oggi ci si può mpermettere di scherzarci, ma al tempo era un vero problema, ognuno aveva un amichetto, conoscente, amico di suo cugino che aveva la faccia deturpata, o problemi dovuti a scoppio di bombe.

Noi con le bombe ci giocavamo però…Capitava di trovare vecchi proiettili arrugginiti, eravamo bravissimi a smontarli per prendere gli spaghettini di cordite che usavamo per far giochini pirici, ma eravamo piccoli.

Gli anni settanta furono una vera chiavica. Non cercate spunti romantici in quel freddo decennio di domeniche a piedi, maglioncini attillati color verde pisello, pantaloni a zampa d’ elefante e compagni di scuola teste di cazzo all’ enensima potenza che ti spiegavano cosa fosse la rivoluzione. I miei ci mandarono a scuola dei Salesiani per evitarci la contaminazione con il 68. Fecero bene, fu una vera scuola di vita come può esserlo la galera o la Legione Straniera.

Quando arrivai in quarto ginnasio mi raccontarono subito che l’ anno prima un ragazzo si era impicacto alla serranda del gabinetto. Il prete che lo aveva insidiato era stato allontanato in un altro istituto, ma ricordo perfettamente come si chiamava. Su di lui e altri che invece conobbi c’ era una fitta letteratura. Subito imparai ad evitare la confessione de visu con inginocchiatoio e prete seduto su una sedia. Il provvidenziale consiglio che mi fu dato mi portò a scegliere il confessionale blindato e solo quando era abitato da un prete decrepito e  quindi inoffensivo.

Non avevo nulla in comune con lo spirito di quegli anni, poi abitavo in una città particolare in cui coloro che per tutti gli altri si chiamavano democristiani da noi si facevano chiamare comunisti. Quelli del partito avevano le ville più belle, le fidanzate più bionde, le moto più fighette. Io naturalmente sono stato subito considerato un bieco fascio. Per non deluderli a 17 anni presi subito il brevetto da paracadutista. Feci anche un po’ di attività sportiva. Poi partii a fare il soldato. Naturalmente in fureria sempre a scriver rapportini. Tranne un periodo a spalare ghiaia per i terremotati di Avellino.

Quando tornai molti dei miei amici di stravacco erano andati in galera, altri avevano lasciato la pelle in quell’ ultima sfumata degli anni di piombo. Un paio di volte processarono pure me perché sostenevano che avessi partecipato a tentativi di ricostituzione del disciolto partito fascista. Fui sempre assolto per non aver commesso il fatto, a casa sia nonno che papà erano stati Repubblichini e quindi non ne fecero un dramma.

Iniziai a lavorare come giornalista alla Rai con una finta raccomandazione di uno zio arcivescovo mai esistito.

i primi anni di me sradicato a Roma e messo a forza nell’ ambientino pulitino dei collaboratori della Rai. Tutti bravi ragazzi laureati con Asor Rosa e fidanzati a vita con la compagna di scuola. Io ero una bestia, irsuto infame provinciale. Alel loro festicciole jn famiglia erano tutti carini, gicavano alle sciarade e guardavano le diapositive delel vacanze. Mi guardavano con sospetto perchè ero l’ unoico ad essere scoppiato e mi vedevano come un pericolo per l’ integrità delle loro quasi mogliettine Gucci dalla testa ai piedi. Quindi mi sforzavo a sembrare come loro che erano tutti boy scouts, ma secondo me non ci hanno mai creduto.

Non avevo amici allora e non ebbi amici quando vent’ anni dopo mi fu cortesemente fatto capire che il mio tempo era finito. Forse si erano accorti che lo zio me lo ero inventato, forse dovevo liberare un posto, ma sicuramente non avevo capito mai nulla delle liturgie segrete di quell’ azienda. Ero da zero diventato direttore senza leccar culi, avevo girato alla grande gli ultimi cinque anni con tutti gli orpelli del grado, segretarie autista e panettone a Natale assieme agli altissimi vertici nella sala degli arazzi. Che potevo volere di più dalla vita? Un sacco di gente per la metà di questo si venderebbe la sorella, la madre e tutte le zie.

A segarmi via furono gli stessi che si dicevano il popolo della destra e io per loro ero diventato di sinistra. Non mi son mai lamentato, se uno sceglie di star fuori deve starci senza rimpianti. Misi in naftalina il mio Golem che mi aveva aiutato per tanti anni e alla fine, come è nella sua natura, mi si era rivoltato contro.

Ora vengo in piazza a Viterbo e lo farò di nuovo alzare in piedi, mi piacerà farlo a Caffeina perché chi mi ha chiamato Filippo Rossi che è un buon amico e di cui non mi frega nulla di condividere idee e visioni politiche. A me piace il Margarita e a lui fumare il narghilè… E’ persino troppo per frequentarsi in leggerezza.

Mi diverte vedere che ancora qualcuno faccia le liste di quelli di destra e di sinistra che parteciperanno a questa manifestazione, son curioso di vedere come mi classificheranno. Son sicuramente eretico e odiato dai baciapile quindi di sinistra, però sollevo le donne e me le metto in spalla che un brutale gesto reazionario, quindi son fascio… Beati loro che han superato la dicotomia, si genuflettono e fan comunella coi preti, poi si genuflettono ancora e fan comunella con ragazzoni venuti dal Brasile. Osservanti, probi e politicamente corretti, non si potrebbe trovar di meglio, peccato davvero che mi sia perso per strada.

Perché ho pensato a una sollevazione di piazza :

“Mi piace sollevare le donne. Non tutte in assoluto, non sempre, non necessariamente quelle che mi sono amiche, familiari, congiunte. Anzi, nella maggior parte dei casi, rappresenta un’eccezione che mi capiti di sollevare chi già conosco.

“Sollevo piuttosto chi ho visto per la prima volta da pochi minuti, che probabilmente non vedrò mai più. Non attribuisco al gesto nessuna valenza erotica, nemmeno desiderio di promiscuità, contatto fisico, tentativo di avance. Il sollevamento della femmina potrei definirlo quasi una pratica ascetica, o più semplicemente un’ improvvisa, dirompente e gioiosa uscita dal mondo.”

il principio ispiratore è al momento l’esigenza di compiere un atto necessario a ristabilire un corretto protocollo di comunicazione tra uomini e donne. Per farlo è necessario compiere un gesto arcaico e nella prassi sconveniente.

La sollevazione femminile cambia secondo me i rapporti di forza tra sessi opposti, incrudeliti in uno stato di conflitto accentuato dalla perdita di ruolo, sia per l’uomo che per la donna. Anche il termine stesso di “sollevazione”, che non a caso uso invece di “sollevamento”, perde la sua accezione di “rivolta, rivoluzione, rivendicazione”. Nessuna sollevazione di massa, ma tante sollevazioni individuali. E’ come uscire da una discarica di sovrastrutture, funzioni artificiali, surrogati carnali ed emozionali.

QUI TROVI FOTO E DOCUMENTI

http://www.gianlucanicoletti.it/?page_id=689

sabato 10 luglio 2010
21.30 – 23.00
CAFFEINA CULTURA
San Pellegrino – Piazza Cappella
Viterbo, Italy
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