Il Libro Infame

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Questo Libro Infame mi saltella in testa da parecchio, assai prima che scrivessi quello su me padre  di un figlio autistico. Posso dire che di quella vicenda sia il prequel. L’ ho voluto pubblicare proprio perché è giusto che delle mie sventatezze ardite resti almeno una traccia, una sprazzo d’ombra che attenui i pregiudizi gloriosi che mi hanno illuminato di un’ immeritata fama di brav’uomo.

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E’ la mia fugace esistenza, passata a rincorrere il tempo. Faccio qui una rilettura del fantastico generazionale, un  memoriale di immagini e parole, senza filo connettore, che corre attraverso i sei decenni di un uomo, che nasce, per sua fortuna, nella sfumata lunga della guerra e morirà per raggiungere l’eternità digitale.

Non c’è punto saliente perché non è una storia. E’ un evocare pensieri che si affastellano tra loro secondo lo schema del “tempo a castello”, nessuna differenza di  rango definisce ruoli dominanti tra immagini che entrano ed escono da una stanza come fossero soldati che si danno il cambio per i turni di guardia.

Se vogliamo definire però una scansione particolare, i punti salienti sono i “Racconti fescennini”, tavole a fumetti che si infilano nel testo e ne vampirizzano tratti di narrazione. Dall’idea di immaginare un flusso narrativo, in cui lo scritto e le immagini si inseguissero e alimentassero a vicenda. Il folle artista che mi ha accompagnato è Roberto Ronchiche conobbi a Milano in una nottata dedicata ai personaggi della Pixar. Per me finì nell’ebrezza tra la nebbia, per lui con la mia promessa che avremmo fatto un libro assieme. Così è stato: io scrivevo e lui disegnava, il disegno prendeva il posto delle parole scritte. Altre volte le parole cominciavano a uscire fuori da quello che lui disegnava. Come sia potuto accadere non lo so. Il punto originale dell’opera  è proprio quello  di essere integrata in grande parte con illustrazioni che sfondano nel testo, lo divorano e ne vengono a loro volta divorate.

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Questo libro infame è scritto per essere compreso senza bisogno di spiegazioni, soprattutto da chi condivida passione per sinestesie della memoria. Si parla di suoni, odori, sensazioni tattili, utili a ricostruire istanti di quotidiani passati.

Prevalentemente immagino un lettore  coevo all’ autore, ma nella passione del vintage potrebbe suggestionare anche persone molto più giovani.Tutta la storia è realistica, in alcuni punti è addirittura cronaca stretta di eventi noti. Il luogo dell’azione è un teatro della memoria particolare, da cui si aprono finestre su molti altri luoghi, l’ arcaicità della vita di provincia e le contraddizioni della capitale sono i due poli tra cui si accende la macchina del ricordo.

Il Libro Infame sarà comunque una visione atrocemente devastante Già a vederlo è un bellissimo oggetto, perché si legge in un fiato, perché può essere letto anche iniziando dal fondo all’ incipit. Il senso non cambia.

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LO TROVATE QUI DALL’ EDITORE TUNUE’

 

 

IN OMAGGIO UN FAVOLOSO PSICOGAGET

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QUI IL “GIUOCO INFAME”

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