I NICOLETTISMI

Si tratta di mie frasi pronunciate alla radio o scritte in post sul web o messe come status su Facebook. l’ elenco dei nicolettismi nacque nel 2008 per opera di volenterosi amanuensi che ne fecero un sito Wiky, ma ora non ne resta traccia che in un gruppo su Facebook e in vari altri posti sparsi.

Questo è l’ unico elenco da me certificato e periodicamente aggiornato.

 

gianluca nicoletti al computer by caterina notte

foto di caterina notte

 

ELENCO UFFICIALE DEI NICOLETTISMI

(agg. al 11/02/2013-qui fonte diretta)

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  • Ahhh nostalgia di morbidoso diuturno offertorio carnale ai bei tempi in cui la passione si sentiva. Ora il crepuscolo cateterico delle dieci di mattina mi condanna ad essere ingrediente del sugo come fossi una cipolla!
  • Ah quanto amo il riconoscimento non postumo della mia profetizzante vaticineria.
  • A me piace giocare con le visioni, con sguardi laterali, con pregiudizi gloriosi e sventatezze ardite…
  • A risentirci, arrivederci, presto, comunque, ovunque basta cercarsi ci si trova sempre.
  • Ah ecco le nebbie cominciano a diradarsi e l’imago callipigerrima si sta facendo strada tra le mie sinapsi avvizzite. Forse ricordo, ma ricorderei meglio se la collazione fosse possibile tra labile memento e vivido archetipo.
  • Amica mia… l’essere supporto impalpabile a palpitazioni di onirici palpatori non intacca la virtù, tranquilla.
  • Appresi arcane significazioni al mio gorgogliare mattutino.
  • Basta comunque con lo sfregamento immodesto dei ricordi farneticanti
  • Beata la femmina che giace con il russatore, in lei vibrerà l’ anima mundi ben oltre l’intimo discongiungimento.
  • Beatificazione catodica (la potenza del mezzo televisivo dona a chi ne è protagonista una gloria indiscussa).
  • Bei tempi in cui la micromania era remota… Allora cercavi asinelliche torrefazioni: millantatoria. Allusione a groupie che secondo lui lo avrebbe sostituito con inadeguato individuo.
  • Buon gusto? che espressione tetra… La frase “buon gusto” mi sa di puzza di cavolfiore e di signore con caviglie gonfie e scarpe fuori moda calzate su piedi ad alluce valgo.
  • Centumesexagintametro: verso che scandisce la lirica contemporanea fatta di sms.
  • Che orizzonti mostruosi lambisce la tua umidiccia antropologia virile.
  • Che palle cominciano i pedanti puntualizzanti… Il senso è chiaro lampante fulminante… L’ amore è un azzardo un precipizio una fornace. È contro la regola contro l’ assennatezza contro il proprio interesse e persino antitetico al benessere, alla felicità all’ appagamento… Che c’ entra con questo l’ affetto amoroso di coppia, che piffero c’entra. Non accostate la nostalgia tormentata di una poetessa che ho esiliato in un faro al menage seppur felice di ogni appagata figalessa.
  • Che vorresti normalizzare il mio pensiero undivago a gastrica funzione ? Tu fiero ostentatore di dagherottipica palliduccia gloria imenea???
  • Chi è politicamente corretto è fugacemente corretto… amo le mie maccartiste certezze che sfidano il logorio loquace della corretta dialettica tra opposti punti di vista. Io come più volte dissi disprezzo il culto del punto di vista in nome dell’idolatria visionaria.
  • Chi teme i luoghi comuni ne fa inconsapevolmente parte… Attento. Noi ci rimpalliamo lo stereotipo come fanciulli che giocano con le regali teste ai piedi della ghigliottina…
  • Colei che veglia insonne sul russatore non si fece da lui spossare al punto di fondersi con la vibrazione primordiale
  • Da oggi sono “testa d’ argento”! Cassiodoro avrei preferito, comunque mi rado con platinum plus. Ho umore plumbeo, volontà di ferro. Nel ricordo ristagno. Sono conduttore come il rame, spero di avere al mio funerale suono di ottoni, mi sarà più lieve la bara zincata. (spontana produzione di Haikù a fronte di un’ amica che lo chiamò “testa d’ argento”)
  • Dietro le rappresentazioni più immaginifiche della realtà esiste sempre un marciume.
  • Dimentichi che fu coniato per te tale nicolettismo, fu quando davanti ai sassi di matera confessasti all’amica tue pulsioni pulsanti su allucinato mio sembiante.
  • Dio ci conservi le ultime superstiti del vellico orgoglio vellicabile.
  • E io son qui a sperare che l’aurora si sia portati via tutti i fantasmi che inquietarono la mia notte etilicamente condivisa con profumiere complicità.
  • È chiaro che i nativi digitali abbiano una maggiore familiarità con le macchine, soprattutto quelle fatte per comunicare.
  • È ora di finirla con questo nichilismo terminale gratuito.
  • È una grigia maniera di riproporre la propria esistenza.
  • È un filo di libertà che passa attraverso la parola scritta.
  • È uno stargate tra realtà e irrealtà.
  • Esibire residui organici come fossero momenti di gloria.
  • Già di nuovo Natale, aspetto martedì grasso e la Pasqua mi assopirà mentre penso al tedio delle vacanze, sogno agosto solo in città e già l’ autunno mi entra nelle ossa mentre cominciano a vedersi le prime luminarie natalizie… Questo ogni anno è il mio anno, un tunnel concentrico con incolmabili fessure per fortuna.
  • Goditi il microfallo apical saziante la tua è una missione per il riscatto della viriltà della generazione iphone.
  • Hai rotto lievemente le palle con l’ iperbalocchismo compulsivo e bulimico dell’ immanenza reificante.
  • Io opero volontariamente una perigliosa anabasi attraverso il mio futuro anteriore. È un atto poetico che richiede il suicidio emotivo come atto necessario per forzare i tempi della naturale umarellizazione degenerativa, trasformando così l’ineluttabile in un’ opzione tra le tante possibili. L’umarell popola il suo unico universo possibile.
  • Io proclamo la sovrascrittura di ogni pensiero, di ogni ideologia, di ogni convinzione. Costante, terapeutica, quotidiana e volontaria.
  • Il menarca è lo spartiacque invalicabile tra la ballerina e ogni altra possibile calzatura.
  • Il mio non vuole essere un provolonico indugiare.
  • Il mondo è un’eterna altalena fra certezze e amarezze: certezze che noi maturiamo ogni giorno e amare scoperte che queste certezze sono diventate illusorie. (15 dicembre 2006)
  • Il Natale è infilare mele cotte nella cloaca di un cappone.
  • Il sollevatore è come un sacerdote, funge da tramite con l’ assoluto, è puro collettore, amorfo supporto alla vertigine altrui…
  • Io lo faccio raramente, inventando e solo per lussuria (più altrui che mia) chi lo fa per vizio o per cultura è un burocrate del soffritto e non ha nulla a che fare con me. (si parlava del sugo)
  • I pipinbottone sono molestissimi, il pipinbottonismo è una condizione dello spirito, implica livida invidia dell’altrui leggerezza.
  • La donna piace se è filtrata, così è tollerata.
  • La granitica imponenza ti fece assonare rimembranti solluccheri onirici. (un’amica chiedeva come mai la visione dei sassi di Matera le ricordasse porcate comuni)
  • La massima privatezza sta nell’impudica ostentazione del privato.
  • L’ apparenza è l’ unica realtà che conta per la fighettatiepiducciachesilavaconsoflan 2.0
  • La rete sfonda i limiti angusti dell’architettura sociale.
  • La supercazzola è ormai entrata nel nostro lessico quotidiano. È una maniera di esprimere un ragionamento volutamente ingarbugliato, contorto, indecifrabile, incomprensibile, che viene usato come escamotage per irridere o prendere in giro, per superare un ostacolo, per dimostrarsi intellettualmente e leggiadramente superiori rispetto al proprio interlocutore. È un gesto di grande spocchia, un gesto di grande alterigia e altezzosità esistenziale.
  • La succosa melogmane ignuda riaffiora dalle brume tiepidine della tempra memoranda. Rimane aperta la vellicante questione se ella fosse mutandata o meno nella dagherrotipica circostanza.
  • La tua carne ricopre di baldraccosa pudicizia uno spossante animo di tenerissima ruvidezza
  • [A un’ascoltatrice che l’aveva corretto] La tua fregola maestrinesca ti ottenebra ogni via di fuga dallo stagno del ridicolo, in cui vedo il tuo vano dibatterti. Dici povero italiano? Ma che madornale idiozia pensar la lingua schiava delle mucillagini di beghine custodi della sintassi.
  • La tv appartiene al mondo degli uomini immortali.
  • La vampiresca suzione suggerisce comunque abissale vertigine anche solo all’ evocarla
  • La vita mi tartassa un po’ tanto, su tutti i fronti e sto perdendo fantasia e intrepidezza maliarda.
  • Le leggende metropolitane hanno scaturigine essenzialmente maschile, nascono nei neghittosismi da bar o nelle attese tricoandroceiche.
  • L’ombretta fugace intracosciale non rivela che ambiguo baluginio.
  • Ma che dici? Mai allusi a tua porcinesca natura, ma soprattutto mai illazzionai universi pregni di setose blandizie al posto della virginea cotonella che ti cinge i lombi pudendofori.
  • Ma come fa a confondere un innocente presidio per la vellicazone labiale con l’innominabileapripista viscerale? (riferito a “Vaseline” crema per le labbra erroneamente intesa)
  • Metafore di mezzi passati per raccontare il nostro quotidiano.
  • Mi autoillumino del nicolettismo riesumato. Fu come esser medium di se stessi. L’ autoevocazione post mortem è sublime esercizio divinatorio.
  • Mi butto sulla notte perché non mi fa pensare, sta zitta e mi abbraccia.
  • Mi ha ceduto un piffero cari miei… Mi spiace per le vostre anguste misure dei segni fatali. Ciò che voi leggete solo in calli, gotte, mal di schiena e cefalee, io lo leggo nelle sfuggenti pupille altrui, nelle ossessioni odorose, nelle notti silenziose…
  • Mi invento parole e stravolgo sensi logici, lasciami respirare su un apostrofo del piffero… Sei di una pedanterrima microscopia riguardo al risparmio energetico che deriva dal fantagrammaticale esercizio.
  • Mi commuove la loro furia archivista del mio biascichio sommesso.
  • Mi pascio quotidie di lancinanti amarezze per mantenermi fresco come una rosa per la falcidiante signora
  • Mi pentirò nella vita solamente delle consorterie di femmine sodali di cui sventatamente contribuii al nascere. In esse cova l’ embrione del virus carezzevole della mia dissolvenza.
  • Mi piace ogni tanto essere il mio backup. Mi alleggerisce il tedio della coerenza… Che angustia dover sempre mantenere posizioni, sono diventato fanatico del paradosso posturale.
  • Mi sento in dovere di dirti che la maggior parte delle parole di cui parli non esistono nella lingua italiana, me le invento così a braccio… Non che sia fondamentale la condivisione lessicale, ma la vaghezza del parolibrismo turba e seduce in quanto sghemba sberleffica deriva dal tiepido parlar per sentito già dire.
  • Mondare la nostra cattiva coscienza dal senso di colpa.
  • Motteggiando peripezie sessuali.
  • Nacqui per un atto di libidine altrui e non mi peserebbe morire per analoga ragione!
  • Non c’è gusto di resistere alle tentazioni se non ci sono le tentazioni.
  • Non che sia fondamentale la condivisione lessicale, ma la vaghezza del parolibrismo turba e seduce in quanto sghemba sberleffica deriva dal tiepido parlar per sentito già dire.
  • Non millantare troiesche caligini incombenti oltre il grembiulino
  • Ohhh quale allucinante allucico allucinogeno!
  • Ohhh qual smorzatura postura nella sgabuzzinica riflessione!
  • Ohhh sardanapalica enfiazione per pushappica omerica pressione!
  • Odio l’ altruismo minimale di facciata e l’ ostentato egoperiferismo virtuoso
  • Ogni nostro rapporto è oggi mediato da macchine di relazione. Protesi emozionali che ci permettono di espandere la nostra possibilità di metterci in relazione con i nostri simili.
  • Ognuno annuncia i disastri con il tono che più gli compete.A me piace sorridere anche di fronte all’apocalisse. Non ho la vocazione della prefica. Io non piangero’ mai neppure sulla mia bara.
  • Panegirico coccodrillesco
  • Passato come una cattedrale […] Otto anni come l’ombra di una cattedrale gotica o se vuoi come quel Duomo madonnato.
  • Pedinato no spero, ma spesso intercettato e qui pubblicato, non mi lamento, me lo son cercato, fa parte dello sperimentare l’ ubiquità del mio tempo.
  • Pomeridiano smaniare di rorida vaghezza sottobanco (status nostalgico dedicato a una vecchia amica)
  • Profumiere… profumiere amiche che mai all’olfatto fecero oltrepassare altre sinestetiche palpanti palpitazioni.
  • Perché le leggende metropolitane hanno scaturigine essenzialmente maschile, nascono nei neghittosismi da bar o nelle attese tricoandroceiche
  • Quale oltraggioso sberleffo spiraliforme e acuminato alle maestrine dalla penna spiumacciata che mi correggono accenti e pronuncia.
  • Quando ci si cerca, prima o poi ci si trova sempre.
  • Quando le protesi emotive si ammutoliscono il mondo si spegne. Un’assenza di campo equivale al cataclisma di un universo.
  • Quanto mi hanno annoiato gli eccentrici, i diversi, quelli che non si mischiano e omologano. Da domani vorrò lanciare la vertigine del camaleonte… Il cullarsi placido nel riflesso altrui, lo scomparire lieto negli usi comuni. Farò abuso volontario di moda e omologazione.
  • Questa notte… Ah che notte! Balleranno le fate dai piedi caprini fino a che la porta non si chiuderà. Domani mattina ci resterà addosso quel profumino aspro di menta selvatica aggrovigliata a muta di serpente.
  • Questa notte di Halloween me la voglio proprio godere alla faccia delle pantegane invisibili, dei puzzafiato, delle chiappemoscie e dei pipinbottone della mia vita.
  • Questa pagina mi empie di rorida allegrezza.
  • Questi sono funesti pensieri che tutti hanno perché fanno parte della nostra esistenza.
  • Rifatti viva quando sarai ti sarai spurgata come una lumaca. (detto a un’ amica che voleva baciarlo dopo aver confessato di esser stata poco prima con il suo maturo amante)
  • San Valentino si avvicina. Uccidiamo San Valentino. Ci istiga alla passione collettiva. All’esternazionecorale di ogni innamoramento. È la grande ammucchiata che uccide ogni desiderio, ogni passione, ogni innamoramento. Chi è innamorato ha voglia di stare da solo non ha voglia di condividere con gli altri. Massificazione dell’amore. Festa che uccide la passione. Catastrofe. Glorificazione dell’amore fasullo. Mielosità. Ridiamo vigore ed esistenza alla passione. Tragedie di incomunicabilità che si verificheranno quel giorno.
  • Selezionare le derive lecite e non lecite.
  • Sei prepuziofobica per condizionamento indotto, passerà, riscoprirai il sublime dell’ incappucciato.
  • Sempre alla faccia dei tristanzuoli, moralisti, perbenisti, livorosi, caciottosi e figadilegnosi!
  • Si ascoltavano i racconti di guerra di mio nonno come si ascolta il mare in una conchiglia.
  • Si tratta di un fantasioso riassemblaggio lessicale.
  • Son grato alle parole che mi danzano tra le labbra senza che io vi pensi, son grato a chi mi sfiora la pelle, son grato a chi mi uccide di nostalgia. Son grato a suor Margarita che mi si concede nella clausura dei miei pensieri malandrini. Son grato alla primavera che ancora mi tramortisce… Ma che ancora non mi ammazza.
  • Sono sensi senza senso.
  • Spaventosa famigliola allineata su un muretto ostenta i figliuoli.
  • Sta di fatto che la ciuffosa matrice di ogni smarrimento ora desertificata langue.
  • Sto preparando mirabolanti caotiche occasioni di perdizione e smarrimento. Così consumo smarrito il mio tempo perduto.
  • Succhiosa melogmane argina con un mignolo vertiginose voluttà labiali.
  • Termovalorizzatore gonadico: in realtà semplice apparecchiatura per l’ipertermia a un menisco.

 

4 Commenti a “I NICOLETTISMI”

  • Michela Trippini:

    Buongiorno Sig. Nicoletti,

    Sto leggendo il libro su suo figlio. L’ho appena iniziato però ho avvertito subito l’urgenza di scriverle perchè lei tratta l’autismo per quello che è, una malattia terribile, e in modo dignitoso. L’ho conosciuta, seppure di riflesso, perchè un mio compagno di scuola ne era affetto e so quel che hanno passato i suoi familiari. Parlo al passato perchè da quasi quattro mesi questa persona non c’è più. Gli ultimi anni li ha trascorsi in un istituto perché la vita è stata estremamente ingenerosa con lui e si è trovato solo molto presto. Purtroppo quarant’anni fa, quando è nato, l’autismo era ancora poco conosciuto e la diagnosi corretta è arrivata con molto ritardo perciò non ha avuto, insieme alla sua famiglia, gli strumenti giusti per essere aiutato. Mi chiedo però se esistano. Ogni autistico, come ogni normodotato, è diverso dagli altri. Antonio odiava il mare, ma se capisco bene, a Tommy piace. Anche lui non sopportava i rumori forti, specialmente quello della lavatrice, e i panni potevano essere lavati solo se lui dormiva. Paradossalmente però amava il suono delle campane e la domenica rimaneva sul sagrato della chiesa parrocchiale ad ascoltare ogni singolo rintocco. Sento la sua mancanza. Forse perché non dovevo occuparmene tutti i giorni, mi rendo conto. Però ho nostalgia di quegli abbracci dati con una forza fuori misura e quei sorrisi che mi faceva quando ci vedevamo.

    Un saluto.

    Michela

  • Gaetano:

    Sig. Nicoletti,
    una mattina, alle 5 e 30 circa (mentre andavo a lavoro) mi ha colpito l’ arroganza di un tizio che sparava sentenze alla radio.
    Mi sono chiesto ( tra uno sbadiglio ed un altro): ” ma chi cazzo e’ sto stronzo ” ?
    Da quel momento, non ho perso più’ una replica della sua trasmissione, di cui non conoscevo neppure il nome.
    Ho cominciato pure ad apprezzarla finché ( durante uno zapping) non l’ ho vista dalla D’ Urso.
    Sig. Nicoletti, ma perché ?
    Quando si dice che ” la prima impressione e’ sempre quella vera” ?
    O no!!!

    Gaetano.

  • Sarei tentato di invitarla nella nostra scuola e discutere con Lei del suo ultimo scritto. L’autismo e soprattutto la sua personale esperienza dell’autismo. Nelle nostre mattine senza tempo, a contatto con i nostri ragazzi autistici, ci ritroviamo a commentare, molte volte dissentendo, interi capitoli del suo libro. Un personale confronto potrebbe costituire un collettivo aiuto…Pantaleo, Cecchi, Pesaro.

  • Gabriele:

    Ciao Gianluca mi fa piacere rivedere un elenco di Nicolettismi aggiornato. Mi ricordo a suo tempo di averti segnalato quello sulla supercazzola. Ma da allora ne hai aggiunti tanti altri, fantastici!

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