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Effetto Gatto Spiaccicato

gatto spiaccicato

“Càpita, soprattutto nel periodo dell’estro felino, di vedere un gatto spiaccicato ai bordi della carreggiata.  Immobilizzato, in una sua trasferta amorosa, dalle ruote di una vettura, vittima forse di sconsiderata lussuria giace sbudellato sull’ asfalto, fino a quando verrà inesorabilmente cancellato dal fluire del traffico sulla sua carcassa. Nelle poche ore in cui l’ animale è riconoscibile, prima che si trasformi in una sogliola, una semplice silhouette che sembra ritagliata sulla carta, il gatto spiaccicato è uno dei rari memento mori a disposizione del viaggiatore frettoloso e distratto. L’ occhio lo coglie da lontano come un ostacolo da evitare , si spera per un attimo che sia solo uno straccio imbevuto di morchia perso da qualche camionista, ma con l’ avvicinarsi l’ affiorare delle viscere dal ventre beante rende inequivocabilmente l’ orrifica visione. Si vorrebbe portare la vista altrove, ma lo sguardo è come calamitato e continua a seguire nello specchietto retrovisore il gatto spiaccicato fino a che scompare dietro le spalle. “

“L’effetto gatto-spiaccicato è l’unica spiegazione all’esistenza televisiva del personaggio che anima le visioni di oltre mezzanotte. Forse già nel sembiante Marzullo esercita una sorta di sinistro magnetismo in ragione del quale, nel corso di un sonnacchioso zapping notturno, nessuno può fare a meno di fermare lo sguardo sull’inquisitore occhialuto che passa al setaccio il narcisismo dell’ospite di turno. Razionalmente si percepisce l’orrore di quanto sta accadendo, per il medesimo meccanismo d’attrazione non si riesce a distogliere lo sguardo e ci si lascia rapire dalla trance ipnotica della reiterazione delle formule.” (da: “Ectoplasmi, tipi umani nell’ universo tv Baskerville; Bologna 1994)

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Ci tengo a restituire alla memoria della rete il testo integrale del mio capitolo finale di “Ectoplasmi” da cui nacque il termine oggi d’ uso comune “Effetto gatto spiaccicato”.

Era il mio primo libro e mi fu commissionato da Baskerville un editore bolognese al tempo veramente all’ avanguardia per aver pubblicato in italiano autori  fondamentali, come Derrick de Kerckhove o Joshua Meyrowitz. Nnon so perchè mi sentirono ala radio e mi chiesero di fare un libro sui temi che toccavo nella mia trasmissione Golem di Radiorai. Ricordo che volli una copertina molto simbolica e “forte”. Una Madonna che schiaccia il serpente con un televisore al posto della testa.

In quel libro elaborai la mia teoria del medium televisivo evocatore di ectoplasmi e del fatto che non siamo noi a guardare la tv, ma piuttosto lei a guardare noi.  Spero che lo ripubblichino almeno come e-book visto che oggi è esaurito. E’ un po’ datato come personaggi e programmi analizzati, ma secondo me veramente profetico per alcune intuizioni sul “trapasso televisivo” che implica ogni passaggio in tv.  Riflessi prima del web2.0 sulla smania di accumulare foto del nostro quotidiano con protesi visionarie individuali, una necessità di  “immagazzinare realtà” per farla trapassare nell’ eterno tempo della televisione, mi ispirai alla notizia che veniva da Mont Saint Michel dove alcuni turisti  fotografavano un uomo che affogava  piuttosto che prestar lui soccorso.

Allora la critica ufficiale mi considerava un parvenu e finse di non accorgersi di questo libro, ma poi l’ avvento del reality show e del web sociale confermò molte di quelle mie teorie.

L’ effetto gatto spiaccicato coincideva con una mia fanciullesca fase “maudit” e l’ influenza de “Une Charogne” era innegabile, tanto che il testa al capitolo misi come epigrafe la frase: “Alors, ô ma beauté! dites à la vermine/Qui vous mangera de baisers,/Que j’ai gardé la forme et l’essence divine/De mes amours décomposés!” Che in gioventù pacchianamente scrissi a una tamarra che mi aveva lasciato.

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