Amen

Gianluca Nicoletti
Amen

“Tutti ebbero l’agghiacciante sensazione dell’inutilità della loro esistenza. L’era televisiva si era conclusa con un salto repentino nella catena evolutiva. Per gli uomini, forse, iniziava una nuova età della pietra.”

Una fascetta pubblicitaria che accompagna il volume declina: “Il romanzo della voce di Golem”. Già, perché Nicoletti è la voce di Golem, anzi èGolem, trasmissione radiofonica “mito” della radio nazionale. Alle 8.30 circa, quasi ogni mattina, Nicoletti parla agli italiani che si stanno svegliando, che stanno recandosi al lavoro, che stanno lavandosi i denti o facendo colazione, ecc., inchiodandoli di fronte alle proprie responsabilità di teleutenti e, ancor più, sottolineando gli aspetti ridicoli, ironici, tristi o aberranti dei palinsesti televisivi, di chi crea le trasmissioni e di chi in video le conduce. Un cammeo radiofonico imperdibile, caustico, cinico al punto giusto. Perché la televisione è cinismo, superficialità, populismo e chi più ne ha più ne metta. Ora questa esperienza si tramuta in romanzo, in cui ancora lei, la televisione, è soggetto-oggetto attorno al quale ruota tutta la storia, simbolo di una società e disfatta atroce della stessa. Quasi ogni pagina è “invasa” da una interruzione pubblicitaria in cui si trovano fantasiose evoluzioni del messaggio promozionale o anche reali trascrizioni di terrificanti momenti televisivi (questi alla voce Pubblicità progresso), estratti il più delle volte da quei programmi che “vampireggiano” le disgrazie altrui invitando “casi umani” a narrare le proprie esperienze drammatiche di fronte a un conduttore assolutamente indifferente.
Tornando alla storia principale, una neoteocrazia si instaura nel mondo, con una casta di Eletti che guidano e rappresentano il gusto delle persone, non avendo tuttavia con esse alcun rapporto diretto. Tutto si misura con la televisione. La realtà, la civiltà, il progresso sono tali sono se mediati da questo mezzo di comunicazione e si misura l’esistenza anche con l’assenza di esso. E se la televisione scomparisse improvvisamente? Sarebbe possibile sostituirla con la radio? E se (estrema catastrofe) dovesse crollare la grande piramide dove si trova l’intellighentia televisiva? Niente paura, dalle sue rovine rinascerebbe una nuova civiltà, più illuminata della precedente dagli schermi degli apparecchi televisivi.

Amen di Gianluca Nicoletti
167 pag., Lit. 22.000 – Edizioni Mondadori (Strade blu)
ISBN 88-04-46384-8

Le prime righe

Capitolo primo
Dove un singolare fenomeno della natura cambierà le sorti della popolazione. Ma non sarà un terremoto.

Nel bel mezzo di un pomeriggio di primavera un fulmine a ciel sereno si abbatté pigro e devastante sulla città. Tutti ne videro chiaramente la luce cilestrina avvolgere la Grande Piramide di vetro e metallo lassù sulla collina.
L’edificio era il santuario della televisione. Costruito vent’anni prima, rappresentava l’orgoglio di tutta la cittadinanza. Lo aveva progettato un architetto venuto da paesi lontani. La fabbrica si era protratta per un lunghissimo periodo, occupando generazioni e generazioni di tecnici ad altissimo livello e di operai specializzati.
Il fatidico giorno dell’inaugurazione pochi si accorsero, nel giubilo generale, che l’architetto era scomparso. Di lui non si seppe più nulla. Circolarono per parecchio tempo innumerevoli leggende che lo volevano murato in una stanza nascosta all’interno della sua stessa costruzione perché non ne rivelasse ad alcuno i segreti. Fu presto dimenticato nell’euforia per quel mostro tecnologico che celava, dietro le sue pareti impenetrabili, i macchinari e le menti dell’intero ciclo della produzione televisiva.
Con grande probabilità quel fulmine fu attirato dall’immensa struttura di tralicci metallici e paraboloidi che, dal vertice della Piramide, irradiava i programmi in tutto il paese. I sistemi di sicurezza avevano senza dubbio fatto il loro dovere, ma qualcosa d’insolito stava egualmente accadendo.

INTERRUZIONE PUBBLICITARIA
Una seratina galante

Mentre si allaccia la scarpa destra, rompe la stringa. In casa non ne ha altre di scorta e tenta di sostituirla con lo spago per pacchi. Non metterà quella calzatura così volgarmente segnata dalla corruzione. Cambia con dei mocassini. Hanno la suola assai esile e stanno malissimo con i pantaloni di velluto a coste. Indossa la grisaglia in fresco lana. La lampo è difettosa, dovrebbe ricordarsi che, se si siede, potrebbe aprirsi. Per sicurezza la sigilla con l’Attak. Sono passate due ore e trentasette minuti. È nella toilette a casa della sua donna. Finora tutto è andato secondo i piani, ma dall’anno scorso deve essere ingrassato: se non tira giù la cerniera, i pantaloni non scendono. Potrebbe romperla, ma poi ci vorrebbe una spilla per richiudere sommariamente l’apertura, ha i finti boxer Kalvin Klain bianchi e si vedrebbe subito. Fruga nei cassetti, ma non c’è nulla che possa essergli utile allo scopo. Scova invece una confezione monouso di Seta Ultra con le ali, per il ciclo abbondante. Ottimo, lo indossa e si libera. È impossibile toglierlo senza sporcarsi, ma non importa, lui si sente sicuro e protetto dagli odori sgradevoli, e torna di là.

AMEN

© 1999, Arnoldo Mondadori Editore

L’autore
Gianluca Nicoletti nasce a Perugia. Si diploma marconista nel 1980 alla Scuola specializzati trasmissioni di San Giorgio a Cremano. Si congeda poi come caporal maggiore. Nel 1983 entra in Rai con la raccomandazione autografa di uno zio arcivescovo che non è mai esistito. La prendono per buona. Egli, ancora oggi, con il grado di inviato speciale, parla dai microfoni del “Gr1″ nella rubrica Golem.

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