Visita al “MUSEO DEI PENSIERI”
INTRO ALLA VISITA AL
MUSEO DEI PENSIERI
Questo museo ha un numero incredibile di sale in cui potrebbero essere esposte numerosissime opere. Per necessità di sintesi la visita sarà limitata alle opere tratte da alcune sezioni.
Il museo dei pensieri raccoglie oggetti mentali intercettati per le vie della città. Ogni città ha il suo museo dei pensieri, Roma in particolare ne vanta uno tra i più ricchi del mondo. In una città stratificata da varie epoche sovrapposte i pensieri sono naturalmente molto più presenti. Si accoppiano tra loro e ne creano continuamente di nuovi che riaffiorano in superficie in maniera insospettabile.

Il museo dei pensieri non ha un preciso indirizzo, nemmeno un luogo fisico definito in cui sono esposti i suo reperti. Il museo dei pensieri è ovunque si depositino oggetti mentali. Noi qui ne abbiamo fissati alcuni attraverso le foto di Fabrizio Intonti e di cui io cercherò di dare qualche sommaria interpretazione. Dico sommaria unicamente perché gli oggetti mentali, per loro fisiologica costituzione, non sono “oggettivamente” definibili, ma mutano continuamente a seconda di chi li osservi. Ancora di più ogni singolo osservatore li vedrà diversamente a seconda del suo stato d’animo, del suo umore, del suo livello di felicità o disperazione della sua momentanea disposizione alla leggerezza.
Si tenga inoltre ben presente che il visitatore del museo dei pensieri ha una grande responsabilità, ogni oggetto mentale nel corso della sua visita infatti muterà radicalmente rispetto a ciò che era durante il passaggio di altri visitatori. Se ne deduce che chiunque visiti il museo dei pensieri è allo stesso tempo osservatore e artefice dell’oggetto mentale esposto.
SEZIONE 1
OGGETTI MENTALI SPARSI
PALAZZI AMMUTOLITI
Il primo oggetto mentale, almeno per me, è suscitato da palazzi ammutoliti su strade deserte. Esiste una classe intermedia di abitazioni senza epoca, sono quelle che più ci osservano perché noi non ci accorgiamo più di loro. Non sono vestigia arcaiche di un passato storicamente importante, sono case, solamente case…Ci accorgiamo che possano essere belle, brutte, assolate, buie, sorridenti puzzolenti…solo quando dentro loro acquistiamo o affittiamo un appartamento. Altrimenti ci lasciamo sovrastare, ma restiamo indifferenti alla loro esistenza. Sono case relativamente giovani rispetto a quelle sottoterra su cui sono state costruite, ma case antiche se pensiamo che chi l’ha immaginate, disegnate, fatte costruire, arredate, decorate ora è inesorabilmente morto. Ecco l’oggetto mentale…La casa orfana degli umani che l’hanno generata. Per noi in media sono queste case costruite per essere abitate da impiegati, burocrati, militari. Per ospitare uffici, banche, congregazioni. Sono case che hanno conosciuto nostri nonni, bisnonni, genitori. Conoscono noi e i nostri figli. E’ molto probabile che un giorno di noi resterà nulla, ma molte di loro ancora mute guarderanno la notte silenziosa con la pancia piena di umani addormentati. Qualcuno farà l’amore benedetto da Dio e gli uomini, altri ruberanno l’amore fugace dei clandestini, altri saranno oppressi dai pensieri del giorno che sta per arrivare, altri vedranno la luce per la prima volta, altri si saranno addormentati senza immaginare che non si sarebbero più svegliati.
SMS AMOROSI
In questa sezione saranno mostrati gli scatti di Intonti ispirati agli sms d’amore che i “viaggiatori urbani” si scambiano attraverso le rubriche dei free press. Molti di questi sono rivolti in modo appassionato e fantasioso a qualcuno – un compagno di viaggio occasionale, un volto ignoto e affascinante incrociato per caso, oppure un conoscente che si vuole provocare – con il dichiarato desiderio di dar corpo a un colpo di fulmine incompiuto o a una segreta passione che non si ha il coraggio di manifestare pienamente.
SEZIONE 2
MACCHINE SENZA STORIA CALAMITE DI PENSIERI
Qui sarà esposta una rassegna di pensieri rimasti attaccati a oggetti quotidiani mentre osservano il passaggio di noi umani. Un telefono pubblico, una macchinetta per foto tessera, un sedile alla fermata dell’autobus, la macchinetta che distribuisce i preservativi… Diventano dei raccoglitori di pensieri al punto tale che hanno imparato loro stessi a pensare.
ORMAI ANTICHI FILI
Cosa ci lasciano a fare vecchie bare piene di parole andate a male, qui appese al muro inutili e ridicole. Stiamo in fila come soldatesse panciute, fingendoci cabine telefoniche senza cabina.
Nessuno più ci farà il solletico titillando gli accessi numerici al nostro punto “G” interiore a noi povere vecchie bagascelle tinte d’ arancione, come la capigliatura stigma di menopausa avanzata nella femmina dell’ umano in fase post fertile.
Ci aprivamo solo a chi ci infilava dentro monete o schede prepagate. Quella vostra protesi per parlar dentro era del color del naso di un alcolizzato è legata a un cavo antifurto bello robusto da farci l’ altalena, ma chi se la sarebbe mai fregata, puzzava della fiatella imputridita delle migliaia che ci avevano esalato urla e sospiri, a seconda degli arrivi e partenze della metro A.
Oh povere noi, antiche botticelle andate d’ aceto, lo sapete che guardiamo invidiose i piccoli agili rutilanti tascabili e vibranti che v’ hanno tolto ragione di vita. Impiccateci con il nostro filo e finiremo di guardavi con quell’ occhio gettoniera da Polifeme tristi.
ASPIRANTI FOTOETERNI
Chi sono quelli che hanno la faccia stampata sulla casetta delle foto? È gente normale che sorride e poi resta appiccicata da anni sotto vetro. Utili per far capire le meraviglie dell’autoritratto istantaneo, ai passanti veloci o ai frettolosi postulanti di documenti.
Oh, non vorreste anche assicurarvi una piccola immortalità tra i delocalizzati passaggi di folla! Anche a voi piacerebbe star di sghembo, ritratti assieme ai bimbi sgangherati, ai fidanzati abbracciati, alla donna tutta denti e il signore con la forfora sul bavero della giacca.
Perché negarvi questo sublime privilegio, anche voi essere moltiplicati in formato carta d’identità, passaporto e passaporto americano. Una raffica della vostra iperidentità sparata sui passanti senza che lasci segno alcuno; l’innocuo Pantheon di glorie sconosciute, al quale anche noi vorreste appartenere, però vi è interdetto.
Il sedile ha già la vite alla massima estensione ma ancora a noi manca un’eternità per mettere gli occhi in linea con quelli disegnati accanto all’obiettivo della macchina per esistere.
DISTRIBUTORI DI LUSSURIA
Nonostante la campagna di normalizzazione del gommoso baluardo le macchinette distributrici sono ancora collocate in uno spazio mentale emotivamente pregno. Inutile dirlo chi si accosta al meccanico elargitore sa perfettamente che l’anatema collettivo lo colpirebbe comunque. O per bacchettonismo o per invidia l’acquirente del preservativo è sottoposto alla gogna dello sguardo altrui. Egli sta per entrare nella privilegiata dimensione di un atto sessuale, gli altri no. Lui o lei si appresta a chiudersi da qualche parte per congiungersi intimamente, gli altri che passano no, fanno la spesa, vanno alle poste, accompagnano i figli a scuola. Insomma la vera infrazione non è infine l’Ammissione di carnale concupiscenza, ma piuttosto la profanazione del tempo altrui. Le persone perbene a quell’ ora lavorano non pensano a quelle cose.
SALA DI TRANSITO
DIMENSIONI PARALLELE CHE SPIANO DAL MARCIAPIEDE BAGNATO
Uno degli argomenti più dibattuti dai viandanti metropolitani è la tutela della propria privatezza tra telecamere di sorveglianza, gps, celle telefoniche. ignorano tutti però il più fantastico e indecente osservatorio dei nostri passi. Non so chi sia a spiarci dal basso, ma sono sicuro che lo faccia da sotto il livello della strada cogliendo quel giusto punto di luce che rende trasparenti i marciapiedi dopo che c’è piovuto sopra.
SEZIONE 3
“MONUMENTI IMPOSSIBILI”
E’ qui rappresentato lo sguardo soggettivo di oggetti resi “monumento” dalla consuetudine di visitarli.
Più che un’ effettiva testimonianza storica è un’ epopea leggendaria che attribuisce loro il privilegio di assistere a passaggi fatali di turisti.
Ognuno dei monumenti impossibili assiste alla ripetitiva riproposizione degli stessi gesti, stessi rituali fotografici, stesse parti anatomiche impegnate nell’ attività di contatto.
LA FALSA BOCCA DELLA VERITA’
Vi staccherei con un morso quelle manine di porcellana se solo avessi i denti. Vi mozzerei le dita formichine petulanti che vi spostate ordinate in gruppi. Vi farei divertire si mentre cercate l’ inquadratura giusta con le vostre macchinette digitali da dieci megapixel.
Mi guardate e mi dite con le vocette chiocce di naso “kon nichiwa”* o “kon banwa”* e vorreste pure fotografarmi. Dovrei anche esserne lusingato, alla fine solo voi vi accorgete che ci sono e che ho fatto una fatica del diavolo per starmene qui dritto in faccia a voi.
Io tombino di fogna per cui già passarono generazioni di stronzi son qui monumento in piazza solo perchè voi che arrivavate trotterellando a infilarmi una mano in bocca. Vi ho veduti, ammonticchiati dietro alle vostre periferiche visionarie a fare il pieno di fontanelle in quelle SD da almeno otto Gygabite. Tornati a casa vi daranno la sicurezza di esserci stati davvero in questo posto che ora attraversate di corsa.
Sento che vi portano a mangiare in pessime trattorie, ridete ridete e vi appestano il fiato di aglio…Orsù sumimasen* bel signorino di Sapporo, sumimasen* bambolina di Nagasaki… , la infilino pure in bocca senza paura e senza vergogna.Non temano, qui non abita nessuna verità.
*Buongiorno*Buonasera*Mi scusi
IL CIRCO AL COLOSSEO
Piacerebbe veramente anche a me pensare che nel Colosseo facessero magiare i cristiani dalle belve come nei film peplum degli anni 50. Sarebbe giustificata per tanta scelleratezza il suo mortificante destino ad essere trasformato in un set fotografico per sogni di cartapesta.
Cosa potrà mai pensare il Colosseo a vedere lo scempio quotidiano di gladiatori e gladiatrici prezzolati per tradurre nel clima dell’antica roma ogni moderna scelleratezza dalla fidanzatina che finge gelosia per il farlocco audace con la gladiatrice, alla stessa amazzone che simula la castrazione del suo flaccidume virile da jeans prelavato. dall’orgia trimalchionica consumata tra drappi di acrilico. Intanto la sposina già deflorata al ritorno del viaggio di nozze a sharm rindossa il candido abito delle nozze per le ultime integrazioni iconografiche del suo book nunziale.
MONETINE NELLA FONTANA DI TREVI
Non mi sono volutamente documentare sulla genealogia della Fontana di Trevi. La stratificazione leggendaria ha negli ultimi decenni vanificato ogni sforzo artistico e architettonico di la volle , immaginò e realizzo. E’ il patrimonio del conte Trevi che lo vende come un grande affare al turista di passaggio. E’ il bidet lussuoso di Anita Ekberg, è lo sberleffo sanguinoso di un velelitario postfuturista che l’ha colorata in sfregio alla festa del cinema com giamburrasca metteva l’anilina nel minestrone del collegio. Ora si sa che è il feudo di dartagnan picaro raccoglitore di monetine.
BUCHI SEGRETI
Tra i monumenti impossibili impossibile trascurare il colpo d’0cchio su milioni di pupille cispose che avrà avuto il sacro foro dell’Aventino da cui è possibile scrutare la cupola di s.pietro come una perpetua spia il parroco dal buco della chiave. Il sacro cappellone in tutto il suo splendore appare come apoteosi di un tunnel di passaggio tra terra e cielo. Lo scrutare da un buco della chiave diviene attività lecita se si osserva un simbolo di trascendenza.
Pochi invece forse sanno che al sacro buco dell’aventino se ne contrappone uno sulfureo e profano. E’ il pertugio segreto che si nasconde con un usciolo simulato in una libreria dell’archivio del Risorgimento nel cuore del vittoriano. Un colpo d’occhio radente che corre lungo l’asse di via del corso fino all’obelisco di Piazza del Popolo. La roma della politica e del potere viene lambita da questa fucilata post risorgimentale che per lambire botteghe e mormorii di palazzo usa come tacca di mira il punto d’incrocio delle palle della cavallo della statua equestre di Vittorio Emanuele Secondo.
Tutte le fotografie sono di FABRIZIO INTONTI













bella serata , ci siamo divertiti. interessante “i palazzi ammutoliti” e belle le foto, specialmente quelle di “dimensioni parallele”.