Il Signor G e la riscoperta del piacere

emmaiannini

Il Signor G e la riscoperta del piacere

Uno studioso italiano, Emmanuele Jannini, ha deciso di andare a guardare dove tutti facevano finta di non vedere: in quel luogo misterioso che è stato chiamato punto G, l’origine del piacere femminile

 di Gianluca Nicoletti

Emmanuele Jannini è l’uomo che al mondo ne sa più di ogni altro sui segreti dell’ “abisso” delle donne. Potrebbe sembrare un primato che mal si associa al suo essere fervente monogamo,  ma è proprio perché tranquillo e amoroso padre di famiglia è riuscito senza pregiudizi a immortalare in un’ istantanea il punto G, il misteriosissimo e controverso gadget intimo del piacere interiore della vagina. Marchingegno in miniatura e pietra di volta di tutta l’ ingegneria orgasmatica. Lui ha portato le prove scientifiche di quel vivace artefatto che era stato  dimenticato sottopelle dall’ evoluzione. Il punto G esiste e per Jannini è un residuo regredito della prostata maschile, una reliquia quasi invisibile  di quell’epoca in cui il sesso era unico, come ci racconta Platone  nel Simposio.

Sulla scoperta di Jannini  le opinioni sono controverse, almeno quanto lo furono le dispute tra geocentristi ed eliocentrismi, lo conferma lui stesso mentre prepara il pranzo ai figli nella sua casetta romana, arredata di cimeli risorgimentali, vecchie sciabole e antichi testi di anatomia: “Quando nel 2002 pubblicai su “Urology” per la prima volta la mia scoperta con le prove dell’ esistenza del punto G, ricordo che Le Figaro dedicò un’ intera pagina all’ intervista di una leader del femminismo storico. Questa signora mi sferrò un attacco con  insulti di una ferocia totale.”

Eppure Jannini è l’ esatto opposto del maschio sventratore. E’ un tranquillo signore appassionato di letteratura e storia dell’ Impero Austro Ungarico. Nulla ha del bruto dedito al sopruso del sesso penetrativo, atto reietto per il pensiero più politicamente corretto. Negli ultimi trent’ anni la litania del piacere clitorideo è stata l’accompagnamento corale di ogni autocoscienza di femmine liberate. Anche l’uomo ha dovuto fare un passo indietro e studiare ben bene ogni esterna  protuberanza sensibile per non fare la figura del retrogrado. Ora ti arriva questo signore ottocentesco in papillon, cappello a falda e barba grigia e annuncia al mondo che ci eravamo tutti sbagliati? Contrordine signori, per fare felice la donna  di nuovo bisogna tornare a ravanarle dentro! Jannini  ci ha veramente messo in crisi: “Lo so che crea disagio parlare di sesso femminile, ma soprattutto di piacere femminile, in termini scientifici. Da una parte questa mia scoperta ha avuto importanti riscontri internazionali, dall’ altro però continua a destare perplessità e persino ironie.” In Italia Jannini scrive le pillole sul sesso per le trasmissioni di Piero Angela, ma  “New Scientist” lo  ha messo tra i personaggi dell’ anno 2008 chiosando “The joy of the G spot”. E’ stato nominato chairman of the Educational Committee dell’European Academy of Andrology. Per di più, anche se ancora è in via di ratifica, lo stesso Educational Committee gli è stato assegnato dall’ International Society for Sexual Medicine: “Sarà una sfida mostruosa perché io dovrei occuparmi di come si insegna la materia sessuale in tutte le scuole di medicina del mondo.”

Fa il modesto il prof, ma sotto sotto ne è ben soddisfatto: “Il grande goal della mia vita è aver ottenuto che il sesso vada insegnata nelle università, a tutt’ oggi la sessuologia è al servizio dei chiacchieroni Tu puoi scrivere sessuologo sul tuo biglietto da visita ed la cosa più illecita del mondo. Il tuo portiere ci può scrivere “grande sessuologo”, chiunque può dirsi sessuologo.Le scuole private insegnano sessuologia come fosse il Cepu e quindi questa disciplina è territorio dell’ opinione e non della scienza.”

Quando si iscrive  a medicina, ma necessariamente  deve entrare  in quel “tempio dei testicoli” che era l’ istituto di istologia. Non c’era un percorso alternativo, la scienza delle femmine ancora è una scienza ancora tutta da scrivere.  Ci si arriva solo attraverso mezzi e categorie scientifiche che sono quelle inventate e messe a punto per il maschio.“Non avevo alternative, ho scelto di  studiare da endocrinologo perché se fossi stato un ginecologo non avrei mai fatto quello che ho fatto. Per un ginecologo la vagina è solo un tubo destinato alla procreazione.”

All’ inizio si orienta sullo studio dell’ impotenza maschile. Uno dei suoi primi casi clinici di studente è Vittorio,  pompiere ed eiaculatore precoce. Un pover’ uomo  mezzo avvelenato dai filtri che la moglie gli faceva ingurgitare su consiglio di una maga. L’ analista lo aveva già strizzato nel profondo senza esito, ma bastarono degli antibiotici per la sua prostata infiammata. Vittorio tornò come nuovo.

“Si devo dire che l’ ho presa abbastanza alla lontana,  per occuparmi della vagina sono stato costretto a specializzarmi sui testicoli, ma per colpa di questo ritardo abominevole nello studio scientifico della sessualità femminile. In me c’è sempre stato un po’ di patetico Ulissismo, devo sempre andare oltre le Colonne d’ Ercole, così mi sono chiesto dove ancora sia scritto hic sunt leones? Così  ho capito che i leoni erano proprio in quel posto,  dentro alla patonza.”

Lo studente Jannini, per potersi occupare di vagine, si rassegna quindi  a impegnarsi a fondo sui testicoli. Passa due anni in America: “Ad imparare ad usare strumenti con i quali suonerò poi una musica del tutto differente…”  Grazie alla spinta di una collega, che poi diventerà sua moglie, si laurea con una  tesi sull’ impotenza maschile. Ancora non esisteva l’ idea che ci potesse essere medicina del sesso. Kinsey, la Kaplan, Master & Johnson avevano lavorato tutti su una dimensione psichica e relazionale: “Cose bellissime, ma in  fondo tutta chiacchiera e in gran parte anche oggi per molti la sessuologia si limita a questo.”

I primi anni dopo la  laurea in andrologia sono abbastanza difficili,” Io ero uno spiantato totale, mia moglie aveva un dottorato di ricerca io una piccola borsa di poche lire,  vivevamo di stenti a Ostia nella più assoluta povertà.” Però alla fine la spunta a un concorso all’ Università  dell’Aquila dove riesce a inventarsi uno spazio di sessuologia medica nell’ambito delle attività didattiche opzionali. Era il 1998, per  la prima volta in assoluto in una facoltà universitaria del nostro paese il sesso diviene materia  per  uno studente di medicina. Il corso è un successo e diventa il più popolare della facoltà. Finalmente Jannini può cominciare a occuparsi dell’ intimità femminile come sempre ha desiderato.

Prima di  passare le  Colonne d’ Ercole deve vedersela con quelle di Venere: “Cominciai a capire che avevo bisogno di avere a disposizione un gran numero di vagine di donne giovani e sane, che non fossero alterate nella loro anatomia da malattie.” Il caso gli viene incontro, nel 2002 entra in contatto con una giovane  professoressa di anatomia patologica: “Era la scienza più lontana dal sesso che si possa immaginare, questa dottoressa in particolare era una studiosa della morte improvvisa, una delle cose più tristi che possano capitare. La convinco a collaborare alla mia ricerca. Per due anni lei mi ha riempito il frigorifero di vagine di donne morte. Se mi avessero visto allora potevo passare per il mandante di Pacciani.”

L’ esperienza fatta studiando la sessualità maschile è preziosa, Jannini studiando il pene aveva preso in considerazione  la fosfodiesterasi, che è l’enzima che ha un ruolo determinante nell’ eccitazione maschile e che in poi è diventato il target del Viagra. “Così usando le macchine biochimiche che conoscevo per il maschio mi accorgo che nella parte anteriore di queste vagine si raccoglieva tutta una serie di evidenze di questo enzima, che invece non erano assolutamente presenti nelle altre parti, allora mi dico Gräfenberg aveva ragione quando diceva che lì c ‘era una roba, che io interpreto simile alla prostata maschile.Un apparato persino capace di far eiaculare le femmine, proprio come maschi.”

Ernst Gräfenberg era il ginecologo tedesco che nel  1950 pubblicò uno studio dove sosteneva che all’ interno della vagina una zona da cui si originava il piacere femminile, ma non fu mai preso molto sul serio. “Possibile però che dagli anni 50 nessuno si sia messo a fare l’ umile artigiano e vedere come fosse fatta l’ anatomia di questa parte della donna così poco conosciuta.? No,  nessuno l’ aveva fatto prima di me. Anche se di questa area sensibile nella vagina se ne parla già dal 600, in un trattato medico  Reinier de Graaf  l’ aveva  già descritta perfettamente, ma la cosa era stata completamente derubricata, dimenticata. E’ singolare che nessuno sia andato, come sempre si è fatto, a sezionare un cadavere per vedere di cosa stessero parlando, ma la sessuologia come ho già detto è sempre stata territorio della chiacchiera e dell’ opinione, ma mai della scienza.”

La sessuologia militante però non si convince: qualcuno obbietta che osservando vagine di morte Jannini non poteva trarre conclusioni che valessero per le vive. Ecco così la “foto del punto G” che fissa l’ iconografia della sua scoperta. Anche in questo caso la strada per ottenere il risultato è stata la più semplice. Chi si aspetta di sentir parlare di tecnologia spaziale per fissare la prova visiva dell’ orgasmatica anatomia si sbaglia: “Ho usato il più fesso degli ecografi, solamente che nessuno l’ aveva mai puntato in quella direzione. Anche quando ho fatto la famosa  foto la reazione di molte sessuologhe italiane fu estremamente piccata, il fatto è che la foto del punto G è toglie materia ai venditori di fumo.”

Jannini descrive quell’ area come un territorio mutevole e volubile, proprio come lo è la femminilità nella più classica delle letture. E’ un’unione di vasi, nervi e ghiandole con questi tre elementi posti in  ordine variabile da donna a donna. Un agglomerato sensibile con posizione, costituzione  natura ed  estensione variabili che ancora differiscono  da donna a donna. “Una mappa mai identica a se stessa. La differenza negli uomini si misura in centimetri nelle donne in millimetri. Questa prostata femminile non è solo un mito della pornografia, ma è una realtà scientifica che però  fa ancora molta fatica a entrare nel mondo della scienza!”

Ogni epoca ha mutevoli certezze sul piacere femminile. Quell’ “orgasmo garantito” simbolo politico di autogestione militante, oggi viene  ricollocato in  una  topografia  più tradizionale, ma da riscoprire. Dopo che è riemerso il continente del punto G.  ci sono territori antichi  e dimenticati da esplorare di nuovo. Questo può anche  generare un’ ansia  da sesso “ingegnerizzato” per chi ascolta le prodezze dei cultori entusiasti del punto G e dell’ eiaculazione femminile. Un primo segnale d’ inversione  di tendenza è anche il nuovo genere hard dedicato alle virtuose dello “squirting”. Vere dive di scuola Gräfenberghiana, si esibiscono in una sezione apposita dei video di YouPorn come gloriose fontane zampillanti, la cui veridicità però è spesso sospetta.

“Dalla medicina classica il punto di vista della descrizione dell’ eiaculazione femminile è assolutamente preciso, ma questa cosa è nei tempi coperta e riscoperta. Punto G non significa essenzialmente eiaculazione femminile, ma possibilità di piacere vaginale che può anche produrre eiaculazione.” Per avere la prova del nove sul rapporto tra  i suoi punti G fotografati e l’ effettiva loro responsabilità orgasmatica  Jannini decide di mandare una sua specializzanda in missione in una  clinica ginecologica “fuori piazza”. La ragazza si arma di ecografo e scatta istantanee al punto g di 40 donne. Poi le intervista e verifica che in oltre il 90 per cento dei casi aveva indovinato quelle capaci di avere un orgasmo vaginale.

“E’ difficile per me capire se stia misurando un uso o una realtà anatomica a priori. Nel mio primo set una signora esce con un punto g molto visibile una vita sessuale regolare, ma mai avuti orgasmi vaginali. Mi chiama al telefono una settimana dopo l’ ecografia per dirmi “Non solo l’ ho trovato, ma ho pure eiaculato!”  Lei aveva questa possibilità, ma nemmeno lo sapeva. Questo è il messaggio fondamentale della mia ricerca: ogni donna almeno dal punto di vista dell’ orgasmo è parte di un continuum non di un unicum. Insomma ogni vagina ha una sua storia ed è diversa dalle altre. Per questo mi annoiavo a studiare i testicoli, alla fine quelli  sono tutti uguali.”

Lascia un Commento